martedì 30 giugno 2009

Singapaura

Eccoci.
quel che ci ricordavamo di Singapore e' qui davanti a noi: l'acqua scrosciante dell'Equatore che viengiuchesembranonfermarsimai e poi quando ormai hai perso ogni speranza, in quanto occidentale dei climi temperati, ecco che smette, come se un idraulico celeste si fosse finalmente svegliato e con un pappagllo avesse riparato il tubo!

Il volo, puntualissimo e strapieno, e poi un gentilissimo tassista (altra cosa che ci ricordavamo molto bene di queste parti: la gentilezza che senti di non meritarti, sempre in quanto occidentale dei climi temperati...) ci hanno portato all'ostello prescelto (che sara' l'ultimo, immaginiamo) lo Sleepy Sam's. Il posto e' tranquillissimo, nella zona araba; i dormitori sono come i treni malesi, letti a castello divisi da una tenda con grandi ventilatori centrali per dormire. La notte la temperatura fa fatica a scendere sotto i 25 gradi, ma si dorme bene. La mattina un muezzin (tutto orientale anche lui) canta la sua chiamata nel modo piu' gentile che abbiamo mai sentito:e' un piacere persino svegliarsi, anche se e' notte fonda per i parametri dell'occidentale dei climi temperati! 7 anni fa avevamo dormito in Little India e non avevamo sperimentato il muezzin singaporese!

Le bici sono arrivate. Dopo un po' di peripezie, siamo stati costretti ad imballarle con il solo cellophan con cui riparano le valigie all'aereoporto, vedremo quando lo sbendaggio avverra', cosa troveremo delle nostre mummie... Al check-in hanno cercato ancora di farci pagare un'extra per i due kg di troppo, ma Ale-Mr Tuffy, con grande grinta, ha prontamente fatto notare che noi avevamo un volo British che ha una franchigia piu' alta. La hostess non ha potuto far altro che fingere di chiedere al supervisore e lasciarci andare! Il passaporto di Gaia ha dato piu' problemi che all'ingresso ed e' stato controllato piu' volte perche' lo scanner non lo legge bene... speriamo che non ci siano problemi maggiori in altri posti...

Di Melbourne, che ci ha salutato con una giornata di primavera, seguita da un freddissimo vento del polo sud, aggiungiamo solo che c'e' una friggitoria che si chiama "The Lord of the Fries" (chi puo' capire il pun...), che abbiamo visto una mostra dello strepitoso Brack, un artista australiano davvero interessante, deceduto nel '99 e che abbiamo fatto di tutto per raccattare germi e farci contaminare dall'influenza maiala: mercati comunali vari, centri commerciali, stazioni cenrtrali, mostre la domenica... gaia ha un raffreddore fortino, ale parla col naso piu' che mai... vi terremo aggiornati! All'aereoporto, qui, fanno lo scanner termico per vedere se qualcuno ha la febbre e in caso positivo lo quarantenano...

Vince il premio casella postale piu' creativa una mucca fatta di vasi di plastica colorati e corda.
Se dovete andare in Australia, cercate di atterrare a Melbourne perche' e' una citta' che davvero merita!
Alla prossima

lunedì 29 giugno 2009

Foto dei tre


Ecco la foto fatta ormai molto tempo fa in compagnia del baldo giovin australiano (Gaia e' particolarmente brutta!!).
Adesso siamo sulla Great ocean drive e fa un freddo fottuto! rimpiangiamo il caldone che tra poco ci attende (peste maiala permettendendo!!!) in asia!

venerdì 26 giugno 2009

Inverno

Dopo i primi freddi patiti nel centro australiano, ad Adelaide ci siamo resi conto che era anche peggio e dopo un tentativo di usare ancora la tenda, abbiamo abbandonato il proposito e ci siamo buttati sulle cabins (fuori stagione) dei campeggi o sui pochi ostelli, dove c'erano. Le ginocchia di Gaia (dopo essersi sistemate al freddo secco dell'interno) le dicono:"Ma sei scema?", quelle di Ale solo:"Te la faremo pagare!".
Adelaide e' una cittadina molto vivibile, ma l'unica cosa che vale veramente la visita e' il favoloso mercato coperto! altro che mercati francesi! questo raccoglie il meglio dei prodotti della zona e non solo, anche le delicatessen provenienti da altri Paesi, Italia inclusa! Pane, dolci, formaggio: uno spettacolo per gli occhi e non solo! specialmente con il freddino di mezzo inverno...
Un altro luogo veramente fatto bene e' il South Australia Museum dove finalmente c'e' una collezione di manufatti aborigeni ampia con spiegazioni esaustive anche rispetto ad argomenti fin'ora piuttosto oscuri (ad es. la morte, la nascita, il vestiario etc.). Una meraviglia.
Poi, via per pedalare, dopo la costa est, anche parte della sud e raggiungere Melbourne, percorrendo la famosa Great Ocean road.

Mondo pappagallo
Alla prima tappa siamo un po' spaventati dal freddo e dalla pioggia notturna; qui infatti, a differenza del deserto, di giorno la temperatura resta bassina e appena ti fermi, sudato, e' un problema. Il sole ci incoraggia pero' a proseguire. Per risparmiare km, procediamo prima verso sud, per poi tagliare il Sellick Hill range e il Bull Creek range in direzione est e arrivare a Strathalbyn, un paesino fondato dagli scozzesi bellissimo, sul fiume Angus. E' zeppo di edifici storici (secondo i parametri di qui!) uno dei quali e' l'hotel Victoria dove hanno girato alcune scene di Picnic ad Hanging rock.
Le colline che percorriamo ci offrono un panorama tipicamente da Inghilterra del sud, o certa Scozia e il freddo novembrino e' lo stesso! Vediamo anche le volpi, (importate e che adesso sono un problema) e i cavalli e le mucche e le pecore; il paesaggio e' talmente paradisiaco che vediamo una mucca, svaccata, che con la zampa e la testa accarezza l'erba, come fanno i gatti al sole! ma le differenze nella similarita' sono, ancora una volta, i pappagalli e la toponomastica: passiamo Onkaparinka!
La zona e' zeppa di una nuova (per noi) varieta' di incredibili pappagalli di colore verde, rosso, azzurro, nero; altri arancione, verde e giallo, altri che continuiamo a vedere un po' ovunque ed alcuni che avevamo faticato a vedere, ma che qui sembrano essersi dati appuntamento.Insomma, un tripudio, un'apoteosi di pappagalli!
Da Strathalbyn, ci immettiamo sulla Princes Hwy. per raggiungere Meningie (si chiama cosi', non e' colpa nostra!!), che in lingua locale (Ngarrindjeri) significa fango, dal momento che e' una zona umida piena di corsi d'acqua che evidentemente straripa. Passiamo per Wellington, dove prendiamo l'ultimo traghetto in terra australiana per passare da una sponda all'altra del fiume (che e' sempre bello e gratis!). Il fiume e' il poderoso Murray, il piu' grande del Paese.
Arriviamo a Meningie con il tramonto sul lago Albert, proprio dove a riva sosta una rinomata colonia di pellicani: un altro spettacolo della natura.
Costeggiamo il Coorong N.P. (che significa collo stretto per la sua forma), una laguna che corre parallela all'oceano (qui chiamato South Sea), separata solo da alte dune di sabbia. L'acqua qui e' tre volte piu' salata di quella dell'oceano ed e' rosa, proprio come da noi in prossimita' delle saline. E' un paradiso per molti uccelli migratori provenienti dalla Siberia (che adesso sono la' perche' fa piu' caldo!). Ci sono anche gli ultimi pappagalli della Tasmania che passano qui alcuni mesi l'anno, in via di estinzione (ne restano, sembra, 200 esemplari, forse meno), i pink gum (un tipo di eucalipto) e i mallee trees, di cui si mangiano le radici.
Scopriamo che c'e' in progetto di costruire una diga in NSW che minaccerebbe questo habitat unico. Un giro in questo parco ci permette di vedere i cigni neri in liberta', i canguri e la Sleepy lizard che, fuor di metafora, dall'alto, sembra una cacca di mucca e percio' si mimetizza piuttosto bene.
Fino a Mount Gambier, un paese alle pendici di tre crateri spenti (di cui due sono laghi blu cobalto d'estate, grigi d'inverno), vivono i vombati; speriamo non venga a saperlo Joe!!! (questa e' per testare il vostro grado di fedelta' al taccuino di viaggio!)
I tratti percorsi sono sempre piuttosto up and down, anche lungo la costa, quindi almeno combattiamo il freddo!

Alberi di Natale
Piantagioni di pino occupano buona parte di cio' che doveva essere la foresta originaria di eucalipti ed altre piante locali e c'e' anche una serra che vende "Christmas trees", alberi di Natale: non ci stupiamo, il cervello ci dice che arriva il barbuto vecchino, non ferragosto!
Una varieta' di pappagalli, i black cockatoo, si e' adattata a vivere in cime alle conifere!
Nel distretto di M. Gambier tutto il latte (e vi garantiamo che e' pieno di mucche su tutte le maledette colline che pedaliamo!) viene acquistato dalla Kraft per...produrre il Philadelphia! queste povere bestie lavorano come dannate per far finire il loro succo in schifosissimo formaggio processato!
La zona e' poi ricchissima di grotte naturali, alcune anche con acqua, che comunicano con il mare e sono ricche di fauna marina, come i cenotes nello Yucatan.
Dopo M. Gambier, lasciamo il S.A. per entrare nell'ultimo stato australiano che vedremo: Victoria.
Nei pressi di Portland, cessano le coltivazioni di pini e torna la foresta originaria, ricca di koala, oltre che ovviamente...pappagalli! torna anche il suono dei kookaburra! ovunque ci sono i magnifici Crimson rosella, di cui alleghiamo foto! vanno sempre veloci, ma passando raso cosi' possiamo vederli bene!

Per fortuna c'e' il riscaldamento!
Facciamo tappa a Port Fairy, dopo una giornata passata con il vento freddo e senza mai vedre il sole, sempre dietro basse nubi incombenti. A pranzo, ci ripariamo a terra, dietro ad un barbecue pubblico, nonostante vi siano tavoli e panche dove potremmo stare piu' comodi, se solo facesse piu' caldino. Port Fairy e ' un paesino fondato questa volta da irlandesi, dove ancora e' forte l'accento ed e' pieno di edifici storici molto interessanti; d'estate e' meta di migliaia di turisti, ma adesso e' per fortuna solo il mare d'inverno.Ci sono molte case sul fiume Moyne, molto diverse dallo stile che abbiamo incontrato fin'ora e molto diverse una dall'altra, ma che nel complesso formano davvero un bel quadro celtico!
Dopo Warrnambool, imbocchiamo la G.O. road propriamente detta. Ad accoglierci un cartello: Cheeseworld. Si poteva resistere?
Vediamo anche un uccello completamente bianco che ci pare un rapace e che scopriamo essere un falco.

Paesaggi costieri
Da Port Campbell e' un susseguirsi di spettacolari formazioni rocciose di arenaria e di falesie, tra le quali i famosi 12 apostoli. Si continua a deviare per godersi i vari punti panoramici. Qui, come in NZ, ci sono foche e pinguini. Un sacco di navi sono affondate nel tentativo di attraversare i temibili Bass straits per raggiungere il porto di Melbourne.
I cartelli finalmente ricordano che qui c'erano, prima dei coloni, gli aborigeni e usano per la prima volta la parola massacrati: c'e' addirittura una baia chiamata del massacro a ricordo di cio' che li' e' successo. sembra che in Victoria abbiano un po' piu' coscienza storica che altrove.
Le meraviglie naturali fanno si' che ci attardiamo e questo, oltre alla durissima salita che ci attende sulla Lavers Hill, genera un cospicuo ritardo sulla tabella di marcia che, per fortuna, si rivela poi apportatore di grandi soddisfazioni.

Otway range
La piccola catena montuosa che dobbiamo attraversare e' infatti troppo lunga per noi, che la attacchiamo alle 11.30 e il tramonto arriva troppo presto per riuscire a completarla prima del buio. Ale inizia a rompere, provocando Gaia con frasi insensate; Gaia, che gradisce il paesaggio, si dice pronta a passare la notte in tenda, in mezzo a qualche gregge sparso (qui ci sono anche cervi che pascolano insieme ai cavalli e ai canguri!). Insomma, posti a buon mercato non ce ne sono, arriva il freddo e prima che scenda la sera facciamo un ultimo tentativo per trovare un posticino caldo, dopo che, raggiunta la vetta, la roadhouse locale ci da picche (una topaia inspiegabilmente piena).
Vediamo, che trotterella, tranquillo lungo la strada prima di sentirci arrivare, un bel gattone selvatico tutta pelliccia!
Raggiunto nuovamente il fondovalle, vediamo un ristorante che e' anche guesthouse e ci proviamo. La padrona e' una simpatica inglese che quando vede Gaia scuotere la testa a sentire l'ammontare della stanza, dice che ci si puo' mettere d'accordo perche' i ciclisti le sono simpatici, e ci offre un pacchettotuttocompreso piu' caro di quel che spendiamo di solito, ma che scopriamo valere davvero molto di piu'!
Il posto (la Aire valley guesthouse) e' infatti sito in una lussuosa casa di fine ottocento e offre camere stupende (con bagno privato!!! dopo 5 mesi) e cena e colazione a base di prodotti bio provenienti in parte dalla produzione domestica. La cucina e' creativa e ottima, lei, oltre che cucinare, illustra libri per bambini, lui, oltre a servire ai tavoli, fa il manager per una banca tedesca!!! insomma, nonostante il contesto, ci si sente davvero a proprio agio! Con noi, ai 4 tavoli del ristorante, altre due coppie australiane, una in luna di miele.
Il pane e' appena sfornato, come anche il dolce! assaggiamo due birre locali artigianali (Otway organic lager e prickly Moses) favolose come la cena, di cui una bio.
Insomma, non abbiamo passato la notte tra le mucche all'addiaccio!

Controvento
Il giorno dopo, risaliamo ancora il range, che palesemente non e' finito, vediamo i koala finalmente tra gli eucalipti, qui profumatissimi, prima di raggiungere Apollo Bay seguendo il mare, ma in direzione nord-est, cioe' tutta controvento fino a Melbourne.
Dormiamo a Lorne in un ostello che ospita noi, tre francesi, due svedesi e due monaci buddisti di ignota nazionalita'. Loro sono nel cottage privato. Il giorno dopo li fotografiamo, circondati da pappaglli bianchi, nelle loro tuniche rosso carminio.
L'ostello e' infatti circondato da numerosi alberi strapieni i pappagalli bianchi e crimson rosella!
Proseguiamo lungo quel che resta della G.O. road passando paesini come Anglesea o Torquay dediti al turismo surfista di Melbourne.
Raggiungiamo Geelong e quindi la grande metropoli: Melbourne. Appena in tempo perche' il cerchione posteriore di Gaia si rompe.

Melbourne
Ci rendiamo conto che l'esperienza australiana e' davvero finita e che non ci saranno piu' tutti i meravigliosi uccelli che ci hanno accompagnato in tutte le nostre pedalate o attese o albe o tramonti.
Steve Irwin aveva ragione quando diceva che l'Australia e' piu' di ogni altra cosa il Paese dei pappagalli.
Ci mancheranno anche i canguri, i koala e tutte le incredibili bestiole di cui e' popolato questo strano, immenso posto.
Per fortuna, Melbourne, nonostante le dimensioni e il fatto di essere una citta', e' davvero bella e cosmopolita, il luogo ideale per congedarci da Ozziland! Anche qui il mercato centrale e' una festa per gli occhi e tutto l'insieme di ristoranti e localini (con un livello elevato di servzio e qualita') fa davvero sembrare Milano quello che e': una piccola citta' provinciale che non riesce ad uscire dalle sue paranoie e rigidita'.
Un esempio per tutti: qui la China town, in pieno centro, e' perfettamente integrata nel tessuto cittadino, e' aperta anche alle altre comunita' non autoctone (?) ed e' uno dei fiori all'occhiello dell'offerta turistica locale, come in altre citta' europee.
Alcuni giorni fa, pero', ci sono stati alcuni attacchi a persone di origine indiana nella periferia cittadina di cui ancora si ignorano cause ed autori. La gente e' subito scesa in piazza a raccogliere firme!
Proseguiremo la visita di M fino a martedi', giorno in cui prenderemo l'aereo alla volta di Singapore, che rivediamo volentieri dopo 7 anni. Da li' il viaggio, se tutto va bene, prosegue in direzione Malesia. Le possibilita' di connessioni internet si faranno piu' sporadiche e anche la vita estiva di chi ci legge allontanera' dai pc.
Torneremo al caldo afoso dei tropici, dopo aver sostato all'equatore, di cui ricordiamo gli acquazzoni a doccia.
Il cerchione di Gaia e' stato sostituito, i freni delle bici cambiati, altra manutenzione dovra' essere fatta nell'altro emisfero!
Nascite e morti si susseguono e noi cerchiamo di continuare a pedalare.
Un abbraccio va alla nostra nonnina che finalmente dovrebbe andare al mare, lasciando il peso della custodia dei nostri gatti ad altri!

La cosa più difficile è partire, anche da qui.

domenica 14 giugno 2009

quasi al termine

La difficolta' a lasciare le nostre bici, ci spinge un po' piu' a nord di Cairns, Port Douglas, ma poi a Cairns dobbiamo tornare per noleggiare un minivan, caricare tutto e raggiungere il cuore dell'Australia: Alice Springs. E piu' ancora oltre Uluru.
La tabella di marcia, per massimizzare il noleggio, e' rigidissima: in 4 tappe siamo ad A.S. Da li' il nostro tour prevede, seguendo il McDonnell Range, di raggiungere il Kings Canyon, poi Uluru e il monte fratello, Kata Tjuta, prima di tornare ad A.S. per riconsegnare il van. I km sono quasi 3.900, puo' guidare solo Ale dotato di patente internazionale.

Sono o non sono il Capitano Cook? Lasciamo Cairns che ancora incombono minacciose su di noi le nuvole. La tenda e' ancora fradicia, quando la apriamo un odore di fungo ci assale. La Bruce Hwy qui si trasforma in Captain Cook Hwy e a segnalare il cambio e' un'enorme statua dello stesso (20 m circa) col braccio proteso in avanti a mo' di saluto romano. Parte della strada da Cairns a Port Douglas e' World Heritage e sono davvero 30 km incantevoli di costa, con spiagge splendide a est e il range verdissimo, che qui si innalza a ridosso della costa, a ovest. Anche in questa zona vive il casuario e un'incredibile varieta' di altra flora e fauna. Ci godiamo gli ultimi giorni di tropical north con una cigliegina finale: il Reef, la Grande Barriera Corallina.
P.D. e' infatti soprattutto mare ed e' famosa per il tratto della sua barriera corallina, qui molto vicina alla costa. Decidiamo di andare all'outer reef, nella zona chiamata Agincourt, per fare snorkelling, un'esperienza indimenticabile.

Indossato il tutino anti-medusa mortale (al largo possono essercene ancora), la giornata prevede l'immersione in tre diversi punti della barriera. In uno Ale nuota con una tartaruga, seguendo anche nell'emersione che culmina in un vis a' vis. Sotto, l'incredibile vita della barriera corallina, compresa la conchiglia piu' grande del mondo, il cetriolo di mare (che teniamo in mano per qualche istante) che e' pieno di sabbia di cui si nutre, il pesce-dai-labbroni-siliconati e tutto lo stuolo di pesci tropicali di circostanza! Il problema squali viene risolto nutrendoli prima dell'arrivo delle barche, cosi' ne possiamo seguire brevemente uno, guidati da un membro dell'equipaggio, senza timore.

Visitiamo anche il Daintree Forest N.P., a nord di P.D., parte del piu' lungo tratto di foresta pluviale ininterrotta al mondo. Qui vive anche la libellula Giant Petalurid che con l'apertura alare di 16 cm e' la libellula piu' grande al mondo.
La popolazione di qui, che ha conservato la proprieta' del luogo, si chiama Kuku Yalanji.

Alla guida Mr Tuffy
Entrati in possesso del furgoncino, ripercorriamo a ritroso e con un altro mezzo il tratto Cairns-Townsville. Le strade al contrario sono sempre diverse, ama dire Gaia, ma non sentiamo le stesse sensazione, gli stessi odori provati con le bici. La bici ti fa comprendere quanto un lugo e' davvero lontano. Ma il furgoncino e' decisamente piu' veloce!
Dormiamo a Charters Towers in un'area di sosta chiamata Columbia Poppet Head, un vecchio punto di estrazione dell'oro dove e' conservato ancora l'antico macchinario in una sorta di museo all'aperto.
Le luci e il frigo non funzionano, cosi' siamo costretti a cucinare al buio. Ale e' furente. Non riusciamo a capire quale sia il problema.
Il giorno dopo e' la tappa piu' lunga ci aspettano circa 800 km per arrivare a Mt Isa, un'altra citta'-miniera (rame, piombo, zinco e altro ancora). Fortunatamente il viaggio e' spezzato con la visita a due luoghi dove sono stati ritrovati importanti resti paleontologici: il Muttaburrasauro, dal nome del luogo e il Kronosauro, escavato a Richmond, ritenuto la capitale australiana del fossile.
Quel che dall'auto sembra un infinito nulla e' in realta' un fragile, ecosistema semidesertico: attraversiamo infatti gli altipiani semi aridi che hanno qui un'incredibile biodiversita' che implica
ben 13 microclimi con la conseguente varieta' di flora e fauna.

Nel "nulla" un cartello: rischio traffico
La sera nonostante le molte ore di viaggio, la batteria ausiliaria continua a scaricarsi, costringendoci a utilizzare un campeggio.
La terza tappa ci porta a Tennant Creek, dove imbocchiamo la Stuart Hwy, l'arteria che unisce Darwin, a nord, con Port Augusta a sud, passando per il centro fisico dell'Australia.
T.C. e' un avamposto nel deserto dove purtroppo vediamo le conseguenze dell'apartheid e poi dell'assimilazione forzata degli aborigeni. che qui sono davvero in condizioni tremende, quanto quelle dei cani, forse abbandonati, che girano per le sue strade.
Qui, decidiamo di andare da un elettrauto che ci dice che la batteria ausiliaria e' da cambiare. Telefoniamo per avere l'autorizzazione del noleggiatore alla sostituzione. Sono le 17 e occorre tornare la mattina seguente; e' allora che scopriamo che c'e' un nuovo fuso orario e che, grazie a quello, siamo riusciti a parlare con qualcuno il giorno prima. Ma a causa di questo siamo arrivati un'ora prima per il cambio della batteria!!

Road trains
Tra i pochi mezzi che incontriamo sulla starda ci sono i temuti (soprattutto in qualita' di ciclisti) camion-treni, cioe' degli autoarticolati lunghi fino a 55 metri, piuttosto diffcili da superare anche su una starda poco trafficata.
Il quarto giorno incontriamo un'incredibile formazione rocciosa, i cosiddetti Devil's Marbles, dei blocchi sferici precariamente in bilico uno sull'altro. Come quasi tutti i luoghi qui, anche questo e' un luogo sacro alla popolazione locale.
Arriviamo ad Alice Springs, vero nome Mparntwe che significa "luogo di incontro" nella lingua degli Anangu e dove le tribu' si incontravano e ancora si incontrano provenienti da tutta l'Australia per scambiare merci e storie. Nata come stazione del telegrafo e di sosta delle carovane cammeliere, A.S. ci pare piu' un insieme di edifici che si sono fatti largo tra le rocce, gli alberi e il deserto che una citta' vera e propria.
Dobbiamo fare le scorte per la destinazione finale: Uluru. In uno dei luoghi piu' secchi al mondo sta piovendo!
Decidiamo di dormire nel parcheggio del Simpson Gap, in lingua locale Urengetyerrpe, sul McDonnell range. E' un posto meraviglioso dove troviamo i black-footed rock wallabies (li vediamo la mattina all'alba) e i dingo. Secondo gli aborigeni locali questa e' la casa di uno dei loro miti ancestrali, la goanna gigante, ed e' anche l'unico posto nel distretto di A.S. che aveva acqua anche nei periodi di siccita'.
Viaggiando continuiamo a veder nuove varieta' di pappagalli dai colori sorprendenti. Il deserto qui non e' per nulla deserto, ma e' popolato da tantissime specie e c'e' percio' anche molta acqua.

Campeggio libero in pista privata
Raggiungiamo Hermannsburg, un tristissimo posto sede della prima missione luterana e dove un famoso pittore aborigeno e' stato costretto a costruire la sua casa (non gli e' statao concesso di abitare ad A.S.) e dove nuovamente e' pieno di aborigeni poverissimi e ubriachi e di cani randagi.
Qui dobbiamo acquistare il Merenjie pass per poter transitare sulla strada chiamata Merenjie loop. Sembrerebbe una pista transitabile anche da veicoli non 4WD. Si rivela essere un incubo di piu' di 200 km che percorriamo in 7 ore circa. A causa di cio' siamo costretti a dormire sulla strada (cosa vietata dal pass), protetti da uno dei due alberi dotati di catarifrangenti. Per fortuna, la batteria funziona, la notte nessuno passa e abbiamo il furgone e non la tenda! Le notti sono infatti freddissime e il vetro la mattina e' brinato. Lungo la strada vediamo mandrie di cavalli bradi e asini e un dromedario che fa capolino su una duna. Durante una delle molte soste, con il calare della sera, udiamo i molti ululati dei dingo che echeggiano sull'altipiano: a Mr Tuffy, imbestialito dalla scelta poco intelligente della strada, si accappona la pelle, ma poi assapora la bellezza dell'immersione, ancora una volta inaspettata, nella natura e nel paesaggio.
Il tramonto e l'alba sono di un'intensita' e di una bellezza rare: il tramonto arriva in parallelo al sorgere della luna, cosi' come avverra' per l'alba il suo calare. Circondati dal rosso dell'outback australiano lo spettacolo fa dimenticare anche il gelo.

In tarda mattinata raggiungiamo il Kings Canyon (in lingua locale Watarraka) dove prendiamo il rim track, la camminata di circa 4 ore lungo il perimetro e sopra e in mezzo al canyon: uno dei posti piu' belli mai visti. Il paesaggio e' dominato da pinnacoli che sembrano le vestigia di pietra di una citta' fantasma e ricordano in maniera impressionante gli stupa buddisti. La frattura che costituisce il canyon sembra tagliata con un coltello ed e' di un colore che varia dal rosso ruggine al rosa, all'ocra. Il fondo valle e' verde e vi e' un tratto chiamato valle dell'eden dove c'e' sempre dell'acqua anche adesso che e' stagione secca.
La mattina dopo, sempre col ghiaccio sul lunotto, partiamo per raggiungere la roccia per eccellenza: Uluru.

Nel cuore dell'Australia
Decidiamo di iniziare la visita al parco nazionale di Uluru (la ex Ayers Rock che ha ripreso il suo nome)-Kata Tjuta da quest'ultimo, meno famoso ma altrettanto meraviglioso. Il nome aborigeno significa "molte teste" perche' da lontano la roccia si presenta come un insieme di cupole (36). Sebbene appaia dello stesso materiale di Uluru, la roccia qui e' diversa ed e' chiamata volgarmente "porrige rock". Se guardi alcuni pezzi caduti capisci il motivo: e' una roccia conglomerato di almeno altri tre tipi "cementati insieme" dall'argilla e dalla sabbia. Anche qui una camminata di alcune ore nella "valle dei venti" ce la fa godere appieno. Poi guardiamo il tramonto e la luna piena che sorge nuovamente in una zona apposita. Molta parte del territorio e' per fortuna tornato agli aborigeni e alcune zone sono di eclusiva pertinenza della popolazione locale per la particolare rilevanza culturale e per il fatto che ancora ci vivono.

Braccati
Probabilmente per questo, la notte non e' possibile sostare all'interno del parco e noi, insiema ad altri, veniamo invitati ad uscire dai rangers. Il parco chiude alla 19,30. Cerchiamo percio' un'area fuori dai confini protetti per pernottare e la individuiamo in uno spiazzo ai margini della strada. In tutta l'Australia si puo' dormire cosi'. Appena iniziamo a cucinare, pero', una pattuglia di vigilantes arriva per dirci che anche li' non si puo' sostare, indicandoci, quindi un'area di sosta a 20 km per evitare di pagare la multa. Gentilissimi ci lasciano finire la cena prima di spostarci. Noi proprio non vogliamo dormire nel campeggio del resort chiamato Yulara, una cittadella di servizio, genere fighetto, che include anche un campeggio.
Nell'area di sosta indicataci, l'incontro con la natura diventa eccessivo: fuori dal van troviamo un dingo avvicinatosi per vedere se c'e' cibo per lui. E' notte e Gaia colta di sorpresa scappa a gambe levate trasalendo e facendo trasalire il povero dingo.

Noi non saliamo mai
Il giorno dopo ripercorriamo i 20 km che ci separano da Uluru per poter ammirare l'alba riflessa sulla roccia, uno dei must d'Australia. Nonostante le molte immagini in circolazione, l'arrivo alla roccia conserva l'incanto di una cosa mai vista. Non sappiamo se sia suggestione, ma il posto e' davvero coinvolgente e non lascia indifferenti. Potete immaginare come la luce dell'alba faccia mutare colore e ombre sulla parete est di Uluru. Iniziamo la gioranta aspettando una visita guidata dal ranger alla base del punto d'ascesa. Ma decidiamo di non salire. La tentazione e' li' quella tutta occidentale della conquista della vetta. Ma gli aborigeni locali che hanno scelto di non impedire la salita, dicono semplicemente: "Non salite. Noi non saliamo mai. Non c'e nulla in cima, e' intorno alla roccia che accadono le cose".
Dopo l'interessantissima visita guidata, camminiamo per i quasi 10 km di percorso attorno alla montagna e capiamo cosa intendano le persone di qui, custodi da millenni di questi luoghi. Alcune zone sono ora interdette a causa della loro particolare rilevanza rituale, sacrale, anche se il termine sacro non rende esattamente il significato che gli Anangu gli attribuiscono. Uluru e' pero' il luogo dove, nella loro mitologia, tutto e' cominciato, e tanto basti.
La giornata memorabile si chiude con l'attesa del tramonto alla parete ovest. La luna questa sera non sale sopra Uluru. La incontreremo solo molto piu' tardi, sulla strada, enorme; a causa delle nuvole ci apparira' come saturno col suo anello.

Nemmeno cittadini
Fino all'arrivo dell'uomo bianco, nel tardo '700, tutte le tribu' australiane vivevano piu' o meno come all'eta' della pietra ed erano piu' o meno comunita' di cacciatori-raccoglitori. erano in grado di utilizzare tutto cio' che li circondava al meglio e di viviere in luoghi apparentemente inospitali come le zone desertiche centrali. Al centro della loro organizzazione sociale la Tjukurpa, la Legge, tradotta impropriamente come Dreamtime o Dreaming, in realta' un complesso sitema etico, sociale, religioso, legale, culturale; questa legge, tramandata oralmente di generazione in generazione con il solo ausilio dei disegni che tutti piu' o meno hanno visto, e' cio' che regolava la vita di individui e gruppi grazie alla quale quasi sempre non era necessaria la guerra. Tale corpo di conoscenze riguarda anche l'utilizzo di erbe, piante, frutti, etc. del bush.
Da completi padroni del loro destino e del loro ambiente, gli aborigeni sono passati a una condizione di paria e poi assimilati a forza, soltanto nel 1985 hanno ottenuto la cittadinanza australiana! Uno dei punti piu' crudeli e' stata la sottrazione violenta dei bambini alle loro famiglie che ha prodotto la famosa generazione rubata. L'idea era di "lavare il sangue" facendo sposare le ragazze ai bianchi, mentre ai maschi era riservato un trattamento anche peggiore di violenze e sopraffazioni. I frutti di tale politica si vedono adesso: la spogliazione culturale ha generato in molte comunita' dipendenza da alcool (sia a Tennant Creek sia ad Alice Springs ci sono leggi speciali che regolano il consumo di alcoolici) e da altre sostanze (nel centro dell'Australia vendono solo un tipo di benzina che non si puo' sniffare!).
Il cambiamento si noto anche nel fisico: le vecchie foto mostrano uomini e donne in buona forma fisica, magri e muscolosi, molti degli aborigeni che si vedono sono ora deformati nel fisico da una dieta stravolta dall'incontro co gli europei.

The Ghan
Dopo varie riflessioni decidiamo, restituito il van ad Alice Springs, di approfittare di una super offerta e di prendere il treno per Adelaide: il mitico Ghan, piu' di mezzo km di vagoni che attraversano da nord a sud (e vicecersa) due volte la settimana il centro dell'Australia.
Il viaggio e' di 25 ore per percorrere i circa 1.300 km che ci portano nella capitale dello stato Sud Australia (il quarto stato che visitiamo). Li passiamo seduti, circondati da una varieta' umana, locali e non, sempre interessante da osservare. Ancora una volta tornaimo allo slow travel. Passiamo anche uno dei fiumi piu' vecchi del mondo il Finke River che appare come un greto secco che, pero', durante la stagione delle piogge puo' inondare i binari e bloccare la circolazione.
Intorno al Ghan, chiamato cosi' dal nome dei cammelli afgani che viaggiavano prima di lui lungo la stessa tratta, circolano varie leggende e aneddoti, uno riporta che essendosi bloccato per giorni da un'alluvione, il capotreno sia andato a caccia di capre selvatiche per sfamare i passeggeri.

Ricominciamo
Ora siamo ad Adelaide che in lingua locale era chiamata Tandaya, il luogo del canguro rosso: si dice che l'altezza di questi marsupiali potesse superare quella di cavallo e cavaliere, ora non ce ne sono piu'.

La citta' e' piena di sorprese e a misura d'uomo e ci fa riconciliare con le citta' australiane.
Presto ripartiremo per raggiungere Melbourne che ancora dista circa 1.300 km. Fa freddo e piove, ma l'ultimo ricordo che conserveremo dell'Australia sara' probabilmente Uluru.

giovedì 14 maggio 2009

Gaia ed Ale



Per tutti quelli che...non vedono l'ora di vederci....
un abbraccio

Gaia e Ale

sabato 9 maggio 2009

Operazione platypus

Il viaggio continua
Arriviamo a Mackay (pronuncia mackay!) col buio, tutto chiuso perche' e' domenica e la gomma anteriore di Alessandro a terra. Forse un record infranto, bucare sul bus!
La luce del mattino ci mostra una cittadina piacevole, con un lungo fiume abbellito da una passeggiata su passerella in legno con tanto di panchine all'ombra. Il posto e' vivace e soprattutto vissuto, senza vagonate di turisti.
Ha numerosi edifici art deco che visitiamo in uno splendido pomeriggio di sole, le costruzioni vanno dall’interessante, stile Metropolis, al kitch.

Crisi vocazionale dei postini nel Qeensland
Apprendiamo come al solito dalle news locali che mancano postini nel QLD; molti di loro infatti hanno deciso di abbandonare la professione a causa dei ripetuti incidenti sul lavoro: dal piu’ classico attacco del cane da guardia, ai piu’ locali incidenti stradali (pare che la gente non li veda, presa come e’ dalla fretta di andare al lavoro), fino ai piu’ singolari morsi di serpente che trovano spesso nelle fantasiose cassette della posta (l’ultima casella vista era fatta con un cono stradale segnalatore!).
Altri sono deceduti nell’adempimento del proprio lavoro.

Beh, insomma, adesso non ce ne sono abbastanza. Del resto, un giorno ne abbiamo visto uno che distribuiva la posta lungo una strada secondaria che percorravamo. Devono coprire distanze enormi a causa dello sprawling urbano, case unifamiliari per km e km dal nucleo del paese. In alcuni casi, quello visto non scendeva neppure dalla macchina, che non era di servizio…

Pioneer Valley
E’ il nome della meravigliosa valle che da Mackay porta allo Eungella N.P. La prima parte di strada attraversa km e km di canna da zucchero (rifugio del temibile taipan); ci sono moltissime case multicolore in stile queenslander. Ci dicono che quando tagliano la canna ci sono stormi di pappagalli che, ebbri di zucchero, cadono sulla strada. Noi siamo attaccati (Ale) da un uccello locale, la magpie, dal quale pare ci si possa difendere solo andando in giro con un ombrello aperto o (tenetevi forte) una bandierina sulla testa! C’e’ anche un cartello che avverte: “swooping magpie”.
Poi alla fermata ad una locale toilet, troviamo (Gaia) invece altri animali: Tirando la carta igienica, questa sembra incastrata; Gaia la tira di piu’ e scende una goccia d’acqua, pensa che sia l’umidita’ della notte, tira di piu’ e scende una rana, ma la carta igienica ancora non esce; tira un’altra volta e un’altra rana penzola dalla carta stessa! Quel che e’ troppo e’ troppo e Gaia si alza dalla WC chiamando rinforzi (Ale).

Finch Hatton Gorge Cabins
La seconda esperienza di lavoro volontario che decidiamo di fare ci porta nel luogo di cui sopra, una meravigliosa casetta ai margini del parco nazionale, per raggiungere la quale guadiamo piu’ volte il locale torrente (in questa stagione e’ solo di pochi cm, arriva sopra la caviglia).
Ad attenderci ci sono Tracey e Steve, una simpatica e affiatata coppia che gestisce alcuni chalet e che sta per aprire un caffe’-ristorante.

Ci sono un sacco di animali: un cavallo, le galline che volano, due vecchi cani, dei topi, un pappagallino in gabbia e due pitoni! Immaginate quale tra queste povere bestioline viene data in pasto ai due pitoni. Nella notte arrivano anche dei piccoli marsupiali che sono trattati alla stregua dei topi (trappola con avocado). I pipistrelli della frutta (uno di loro si appendera’ alla doccia!) e vari ragni e ragnoni completano il quadro notturno. Ale e’ forzato ad accettare la foto mentre regge un pitone, rassicurato da Steve con queste parole: “Morde raramente e comunque non fa piu’ male del morso di un piccolo cane”.

Durante tutte le giornate lavorative si possono ammirare le splendide farfalle Ulisse, simbolo di questa valle, di un blu che pare dipinto e irreale.
Nonostante stiano per aprire un locale, Tracey non ama cucinare e dopo aver assaggiato il primo piatto italiano da noi cucinato, ci spalanchera’ la sua cucina per tutta la settimana, con grande gioia e soddisfazione sia nostra che loro. Ad Ale viene offerto anche il posto di cuoco. Ci offriranno anche la macchina (che pero’ rifiutiamo).

Anche il lavoro ci da’ grandi soddisfazioni: risistemiamo completamente il giardino che circonda il ristorante, dall’esterpazione di erbacce alla piantumazione e copertura con uno speciale terriccio antierosione.

Incontriamo anche dei loro amici e dobbiamo dire che il ritmo tenuto da Steve e’ invidiabile: con tutti beve rum e coca (anche la sera a cena) e fuma marijuana nella sua speciale pipette che passa a tutti (noi, come Bill Clinton, non aspiriamo), ma il giorno dopo e’ sveglio come noi alle 6,00. Di professione fa il sunshine miner, cioe’ il minatore in una miniera all’aperto.
Durante uno dei nostri pomeriggi liberi, “ascendiamo” alla locale montagna per arrivare quasi alla sorgente del fiume, dove f acciamo il bagno in una splendida polla di acqua gelida. Tempo di permanenza in acqua: pochi secondi.

A tutti dispiace molto la separazione dopo una settimana intensa e, per quanto ci riguarda, ci siamo sentiti un po’ a casa (nonostante anche qui il bagno fosse in stile queenslander…).

Operazione platypus
I piu’ curiosi tra voi avranno gia’ scoperto che il platypus altri non e’ che l’ornitorinco, che in questa zona e’ facilmente avvistabile.
Lasciati Steve e Tracey, ci dirigiamo verso lo Eungella N.P. (pronuncia “ia’nghella”, in lingua aborigena locale: “la terra delle nuvole”); sono solo pochi km, gli utlimi dei quail consistono in una salita che tutti quelli che incontriamo insistono a definire very steep! E infatti incontriamo un cartello che lo prova: attenzione pendenza media del 12% per 5 km!
Impiegheremo un’ora per percorrerli.

In cima il tempo e’ completamente diverso: siamo a poco piu’ di 1000 msl, fa freddo, tira vento e piove! Ma noi siamo qui per il platypus e nulla ci puo’ fermare. Causa tempo inclemente siamo costretti ad alloggiare in un bungalow, dove possiamo cucinarci un ottimo risotto con la zucca davanti al camino (acceso!). Nonostante cio’ gustiamo un ottimo gelato artigianale ai gusti di rum e uvetta e cioccolato, mentre scorre il docufilm Un Leone chiamato Christian la cui visione consigliamo caldamente.

Nel pomeriggio, dalla piattaforma di avvistamento vediamo il nostro primo ornitorinco: che emozione! Non siamo pero’ soddisfatti e, percio’, torniamo la mattina dopo quando ne vedremo cinque emergere, nuotare e immergersi. Sono davvero carini e per nulla buffi, sanno il fatto loro, vengono a galla qualche istante e poi si rituffano con destrezza a caccia di crostacei che individuano grazie a un sistema di rilevazione dell’elettricita’ emanate dal movimento delle loro prede. Ricordiamo che sono mammiferi col becco d’anatra, la pelliccia da castoro e che danno vita a cuccioli che escono dalle uova e vengono poi allattati. Vediamo anche dei meravigliosi martin pescatore blu cobalto sopra e arancione sul petto.

Possiamo ritenerci soddisfatti e affrontare cosi’ la discesa da crampi alle mani per le frenate.

Pensionati in Australia
Lasciato il Parco Nazionale, passiamo la notte presso il campeggio di Mirani dove approfondiamo la comprensione delle dinamiche migratorie dei pensionati australiani, scambiando con loro alcune parole. Ci spiegano che molti di loro vendono la casa, acquistano un camper e iniziano a girare l’Australia senza mai piu’ avere, in alcuni casi, un domicilio fisso. Questo consente poi a molti di risparmiare sull’affitto o il mantenimento della casa.
Ci consigliano l’acquistano di ricetrasmittenti per comunicare con i camionisti sintonizzati sul canale 40.

Bloomsbury
Scegliamo di raggiungere Bloomsbury, meta del nostro attuale volontariato, per una strada secondaria tra le colline dell’Eungella N.P. Non c’e’ quasi nessuno a parte alcuni reduci dal festival della luna di inverno (un festival musicale che si tiene in mezzo alla foresta) e un ex hippy (assomiglia a un gallico, stile Asterix) che ci dice: “Dovete avere un forte spirito libero per girare l’Australi cosi’ in bicicletta… sono fiero di voi: benvenuti nella nostra meravigliosa Australia”. Parte della strada e’ uno sterrato tra la foresta.

L’incontro piu’ emozionante e’ forse quello con un’altra specie di pappagalli (forse si chiamano red long tailed cuckatoo) dal suono primitivo simile ad un barrito di elefante; hanno il corpo nero, le piumone sulla testa e un lunga coda con le piume rosse.

Arriviamo da Avinash (il nome e’ il risultato di un viaggio in India, ma lei e’ di origini neozed) e John dove ci aspetta l’ennesima salitona per arrivare nella loro splendida casa (dove pero’ WC e doccia lasciano mooolto a desiderare…) con una terrazza con vista sul bush e sull’oceano mozzafiato. Lavoreremo qualche giorno in attesta di ripartire per il nord. Qui si mangia bene ma il cibo e’ razionato e a Mr Tuffy questo crea grossa crisi… e dire che era partito con l’intento di imparare a digiunare!

E chi se ne frega
Riprendendo la vecchia rubrica del giornale satirico Cuore riportiamo imperdibili notizie del nostro viaggio.

Di tanto in tanto riusciamo a trovare marmellate fatte in case particolari o a gusti esotici: mangiata ricercatissima marmellata di karkade', diremmo introvabile alle nostre latitudini, marmellata di lichi anche questa estremamente difficile da trovare e marmellata di boysenberry una delle bacche di cui e' ricca questa parte del mondo. Tutte hanno allietato le nostre colazioni mattutine.

Si e' rotta la sveglia che avevamo con noi,nel senso che segna l'ora ma ha smesso di suonare. Finalmente scopriamo l'utilita' di avere il cellulare.

Passata lapide commemorativa, con tanto di segnale (historical place) sulla Capricorn Hwy, di tale Maggiore Mitchell che ricorda la prima esplorazione con successo (?) di un europeo nell'area del fiume Boyonde nella contea di Jericho (!). Anche Alessandro si ferma a rendere omaggio a tale impresa...

Mangiamo le famose pies al Pinnacle Pub sito nell’omonima fazione lungo la strada della Pioneer Valley

Soffriamo molto l’escusione termica, circa 20 gradi tra il giorno e la notte nell'outback.

lunedì 4 maggio 2009

Alfa e dintorni

Arrivati a Gladstone scopriamo che c'e' un treno che la sera stessa va ad Alpha, distanza km 600 circa, tempo di percorrenza 10 ore. Il successivo e' dopo quattro giorni, decidiamo percio' di prenderlo perche' non possiamo pedalare sia all'andata che al ritorno, ci porterebbe via troppo tempo e per Gaia il tempo e' denaro, da spendere...

Alpha e' una minuscola cittadina in pieno outback, lungo la Capricorn Hwy.

Passiamo la giornata tra il parco (dove Ale monta il nuovo copertone e il famoso Mr. Tuffy, si scrive cosi'!) e la stazione dove, dopo la festa salsicciaiola e il treno storico a vapore per l'anniversario del Queensland, non c'e' un anima.

Controlliamo la mail. ma non c'e' nessuna risposta da parte di Paola, il nostro contatto per fare volontariato presso una fattoria locale. Le mandiamo percio' un messaggio per farle sapere che la mattina seguente arriveremo alla stazione di Alpha e che se nessuno verra' a prenderci pedaleremo fino a loro.

Kerand
In Australia possiamo fare quello che in NZ ci era impedito da un cavillo legale, ovvero i lavoratori volontari presso alcune tenute. La scelta e' molto difficile, ma ci piace quella descritta a Kerand a 50 km da Alpha perche' sembra gestita da un gruppo di amici, tra cui un bimbo di 8 anni, esperti in riciclaggio e produzioni biologiche, finalizzata all'autosufficienza: sembrerebbe una comune degli anni '70, lontana dalle sirene del consumismo. Per noi il mito dell'autosufficienza e' gia' crollato dopo i primi mesi di pedalate; curiosi di trovarne traccia, attendiamo fiduciosi il treno.

Quel treno per Yuma
Il treno arriva in ritardo di un'ora, e' vecchiotto e le cuccette sono tutte prese (anche se Ale voleva comunque risparmiare...); per fortuna il vagone posti a sedere e' semivuoto e si dorme su due sedili. La carrozza ristorante e' pero' molto fornita e accogliente e l'alba, come al solito, arriva presto e veloce e la fame giunge con i primi raggi.

Arriviamo ad Alpha dopo km di cio' che noi europei definiremmo nulla: l'outback, km e km di alberi sparsi, cespugli, rilievi, fiumetti, billabong, canguri e strani uccelli che vivono qui, tra cui i bustards. Sono questi simili agli emu' ma piu' piccoli e con un parruchino nero in testa; pur essendo enormi volano, anzi sembrano essere i volatili piu' grandi al mondo che volano. Ogni tanto la strada, la Capricorn Hwy, vuota per lo piu'.

Ad Alpha gli unici a scendere siamo noi. Il treno riparte. Nessuno ad attenderci, nonostante il ritardo.

E' domenica e tutti i negozi sono chiusi. Dobbiamo assolutamente rifornirci di acqua e di cibo prima di cercare la strada che ci portera' a Kerand. Sono solo 50 km, ma nel nulla sterrato australiano.

L'emporio della pompa di benzina ci rifocilla e compriamo anche le piccole provviste che cerchiamo di avere sempre con noi. Il tanicone di acqua piovana lo troviamo poco lontano. Chiediamo indicazioni per Kerand (non sappiamo se sia una frazione o cosa) e andiamo.
Un local ci disegna una mappa che sembra apparentemente dettagliata e facile da seguire. Si parte.

Campeggio libero in proprieta' privata
La strada si rivela una pista dove oltre alle nostre due biciclette incontreremo solo due macchine e mandrie di mucche in liberta'. Il fondo e' molto sconnesso, ogni tanto sabbioso o estremamente sassoso o di terra battuta rossa con misteriosi brevissimi tratti asfaltati. Ogni 5 km c'e' una grid, sbarre di ferro sopra un piccolo fossato che ti costringono a smontare dalla bici. Delimitano le zone di pascolo e impediscono alle mucche una circolazione “promiscua”.

Le mucche si spaventano al nostro arrivo e, dopo averci guardato stupite, iniziano a correre all'impazzata, spesso tagliandoci la strada o “gareggiando” con noi fino a quando non scompaiono nel bush. Alcuni tori spaventano Gaia perche' sembrano sbarrarci la strada e solo all'ultimo si scansano. Animali piu' esotici ci fanno fermare per ammirarli: emu', bustards, trampolieri (cranes), canguri...

Dopo alcune ore e 40 km arriviamo a un trivio: a sinistra il cartello Kerand west, a destra il cartello Kerand, dritto la strada sembra continuare. A Kerand West e' visibile una proprieta' il cui cognome corrisponde a quello da noi cercato, mentre Kerand conduce a un cancello chiuso oltre il quale non sembra esserci una strada. Quello che noi crediamo essere il numero civico non coincide. Decidiamo di andare verso la proprieta' che vediamo per chiedere informazioni, ma non c'e' nessuno. Mangiamo, perche' le decisioni sagge non si prendono a stomaco vuoto. Dopo la sosta vicino al recintocontenimentobestiame, l'unica cosa a cui possiamo appoggiare le bici da quando abbiamo lasciato Alpha, scegliamo di proceder diritti a caccia del fantomatico numero civico in nostro possesso.

La strada, se possibile, peggiora e sembra andare verso il nulla. Dopo 10 km, un camion arriva nella direzione opposta. Lo fermiamo. Il guidatore ci dice che dobbiamo tornare indietro. Inizia a venirci l'ansia perche' il tramonto e' sempre piu' vicino. Tornati al trivio, Ale scarico va, riluttante, in avanscoperta mentre Gaia attende speranzosa il ritorno del proprietario di Kerand West.
La ricognizione da' esito negativo: 5 km percorsi e nessuna traccia di vita umana. La pista oltre il cancello sembra impraticabile. E' ormai il tramonto e decidiamo percio' che chiederemo di piantare la tenda nel giardino della casa, non appena arrivera' qualcuno.

La luce della sera e' magica, come l'apparizione di un serpente che attraversa tranquillo la strada e di due cavalli neri che a Gaia paiono di buon auspicio...

Quasi buio e nessuno torna. Altra decisione da prendere: piantare o no la tenda senza il permesso del proprietario? Ancora una volta, decidiamo prima di cenare con le nostre piccole provviste e l'acqua presa da un rubinetto esterno della casa (la nostra e' ormai finita), per attendere ancora un poco.

E' ormai notte australiana quando perdiamo la speranza che qualcuno torni. Piantiamo la tenda sotto un cielo pieno di stelle che arrivano fino all'orizzonte e accendiamo per la prima volta, una luce di emergenza di 12 ore affinche' il proprietario, al suo rientro (Gaia continua a credere che qualcuno tornera') possa leggere il biglietto che gli lasciamo sul cancello. Andiamo a dormire tranquilli grazie al rustico cancello che pero' ci fa sentire piu' sicuri.

La mattina, ci svegliamo ancora soli e dopo una piccola colazione, prendiamo la grande decisione: varcheremo il cancello Kerand in cerca della proprieta' di Paola e amici.

Nel bush
I 10 km che ci separano dalla meta sono durissimi e ci costringono a spingere piu' che pedalare. A meta' strada lasciamo i nostri bagagli tra i cespugli. Seguiamo la pista grazie a una flebile traccia di pneumatico. Ale inizia a credere di essersi perso, Gaia e' insensatamente ottimista e sostiene che al terzo cancello, come nelle fiabe, troveremo la casa nel bush.

Poco oltre il terzo cancello e l'ennesimo bivio ci rendiamo conto di essere finalmente arrivati. Quando ci presentiamo alla sua porta, Paola esce stupita accogliendoci con queste parole: “Ma avete una cartina cosi' dettagliata?”

Ale: “Non abbiamo nessuna cartina!”

Paola: “Come avete fatto allora ad arrivare qui?”.

Appunto.

La proprieta' si rivela essere cio' che resta di un'utopia che, in quanto tale, non si e' mai realizzata. E' piena di relitti di auto e di altri veicoli agricoli arrugginiti. Di fatto, vivono qui, grazie al reddito proveniente dall'allevamento di bestiame, una coppia e il loro ultimo figlio (una sorta di Huckleberry Finn). Il loro grande orto non c'e' piu', spazzato via da un allagamento; ne hanno solo due piccoli che non bastano all'autosufficienza di cui si parlava. Tutto e' estremo come l'ambiente: la doccia, il WC, la zona cucina, gli spazi dove dormire.

Ci sono sagome, nella notte, nell'aia: sono due canguri, buffissimi a vedersi al buio. C'e' anche uno strano insetto (angel beetle) che, quando lo catturi e lo tieni nella mano, emette un suono che pare un campanellino.

Lavoreremo duramente per alcuni giorni, dividendoci tra la cucina, l'istruzione del bimbo, la ricerca dell'erba blu. Condivideremo questa esperienza con altri due ragazzi tedeschi e, con loro, il senso di isolamento e anche un po' di prigionia (ti sembra proprio di non potertene andare). E' grazie a loro che abbiamo potuto mandarvi alcune foto. Nessuno ci accompagnera' nemmeno al ritorno e l'effetto-pista sara' un taglio nel copertone di Gaia.

Le nostre competenze culinarie (su cucina in ghisa a legna) ed educative (immaginatevi fare lezione a un bimbo isolato per nove anni dai suoi coetanei e che ha a disposizione una moto e un cavallo) sono state messe alla prova e ci sono servite.

Resteremo in contatto con Paola anche per cercare di sollevarla dall'isolamento.

Di nuovo in sella
Vogliamo pedalare i 250 km circa che ci separano da Emerald. La prima notte la passiamo percio' ad Alpha che, nonostante le dimensioni, ha un bellissimo campeggio, dove i galah (pappagalli rosa e grigi) volano in stormi e vengono a nutrirsi a terra. Nella camp kitchen incontriamo alcuni camperisti australiani che raccontano delle loro avventure nell'outback, stimolati dalla presenza di due ciclisti stranieri. Uno riferisce di aver incontrato un uomo in pieno deserto che camminava con soltanto il camel-back per l'acqua e un secchio con una bottiglia di rum dentro. Quando gli ha chiesto se voleva un passaggio, il camminatore gli ha risposto: “No grazie, mi sto godendo la mia camminata”. Al che il camperista ha incalzato: “Ma per altri 400 km non c'e' nulla!” L'uomo ha proseguito il suo cammino. Conosciamo un'altra coppia di camperisti con i quali scambiamo anche gli indirizzi.

La prima tratta di Capricorn Hwy e' intensa: superiamo il Drummond range, pedaliamo quasi soli nell'outback e restiamo senza acqua giusto arrivati nel paese dove fare la nostra sosta. Un paese di quattro case, dove non c'e' nessuno a cui chiedere se il rubinetto che vediamo e' di acqua potabile. Facciamo tappa nel campeggio di Willows Gemsfields, una zona mineraria dove si trovano zaffiri (le case espongono cartelli per chi li vuole acquistare) e altre pietre preziose.

Fossicking
Gaia si entusiasma per questa parola australiana che indica l'attivita' di ricerca delle pietre preziose mentre si vaga nel bush spaccando pietre a caso.

Il campeggio non e' niente di che, ma vende tutto cio' di cui abbiamo bisogno. La notte, poi, sentiamo gli ululati dei dingo: una grandissima emozione (ad essere dentro il campeggio!). Nei bagni c'e' un cartello che avvisa di chiudere il coperchio del WC perche' altrimenti le rane e gli insetti ci vanno dentro e poi perche' cosi' si vede se ci sono serpenti arrotolati al tubo di scarico!!!

Vediamo, per la prima volta, le green tree frogs, un tipo di rana che si arrampica come un geco sui muri.

La mattina dopo colazione c'e' un tentativo di accattonaggio da antipodi: prima si fanno avanti due gazze locali, che saltellano intorno al tavolo, poi due pappagalli arcobaleno, piu' spavaldi, si posano sul tavolo e guardano nella borsa aperta di Ale cercando poi di aprire col becco un sacchetto. Il cibo e' sacro per gli Ziliani e dunque nulla puo' impietosirli, nemmeno un parrocchetto!!!

Fast travel
La strada che si avvicina ad Emerald e' coltivata a sorgo rosso e i campi sono davvero vangoghiani a vedersi. Arrivati in citta', prenotiamo per il giorno dopo un bus che ci portera' nuovamente sulla costa, a Mackay.

In 5 ore copriremo una distanza che altrimenti impiegheremmo tre giorni a pedalare.

Si lascia la Capricorn per la Gregory hwy (come Peck) fino a Clermont, dove ci sono dei rilievi simili a quelli incontrati alle Glass House mts: la strada e' splendida, ma questa volta ce la godiamo dal finestrino. La Peak downs hwy ci portera' fino a Mackay attraversando una zona mineraria (carbone) che ha la miniera piu' grande, Coppabella, dal nome simile a quello di un gelato. Il carbone e' il ventre della terra e infatti le montagne sono violate. La ferrovia, qui, e' solo adibita al trasporto del minerale. Vediamo km e km di vagoni trainati da tre locomotive. Passiamo per Nebo, vicina a Glenden una cd. citta' aperta, creata dai proprietari della miniera e poi data in “gestione” allo stato, la prima ad essere stata pensata anche per le persone disabili.

Arriviamo a Mackay e, acquistati alcuni pezzi di ricambio e pulite le bici in condizioni pietose dopo il ripetuto fuoristrada di Alpha, telefoniamo ad un'altra famiglia dove continuare l'esperienza del volontariato.

Il giorno successivo partiamo alla volta di Finch Hatton gorge. Vogliamo assolutamente vedere il platypus!

PS Si ringraziano il SSIF e Pietro e Maria per le luci di emergenza!