Potete ammirare: la cucina della casa che ci ha ospitato e due compagni di strada...
lunedì 27 aprile 2009
Piccola anticipazione
Eccovi alcune immagini del posto (50 km di pista sterrata in pieno bush ad ovest di Alpha) dove abbiamo fatto i volontari per alcuni giorni! A presto!
Potete ammirare: la cucina della casa che ci ha ospitato e due compagni di strada...


Potete ammirare: la cucina della casa che ci ha ospitato e due compagni di strada...
sabato 25 aprile 2009
Alpha
Delle poche immagini del terremoto quella che ci resta di piu’ e‘ la vecchina estratta viva e vegeta dopo molte ore, che rivela di aver fatto l’uncinetto tutto il tempo. Attendere e digiunare forse sono le cose che ha fatto tutta la vita. Per la sua serenita’ e dignita’ la invidiamo.
L’altra immagine che, purtroppo, e’ arrivata e’ quella del faccione di Berlusconi con il caschetto da pompiere stile Twin Tower. Sproloquiava: fortunatamente le parole non erano nel servizio. Oltre a questa e ad altre catastrofi, pensiamo sempre anche a quelle forse piu’ piccole, ma non meno importanti, di quelli che conosciamo.
Allagamenti
Qui le piogge sono continuate causando seri problemi in molte parti della East Coast, rallentando cosi’ anche la nostra marcia.
Abbiamo sperimentato cosa vuol dire pedalare in autostrada sotto l’acqua durante il rientro pasquale e non ci e’ piaciuto. Inoltre la Bruce Hwy continua a non avere per molti tratti la corsia di emergenza e ci appare sempre piu’ pericoloso percorrerla. E' piena di lapidi in ricordo dei morti in incidenti. Decidiamo percio' di fare strade alternative ogni volta che e’ possibile.
A Pasquetta pioveva cosi’ tanto che, prima, ci siamo dovuti rifugiare in un capannone/garage di una casa sulla strada e, poi, abbiamo seguito la deviazione per l’altisonante Hotel Yandaran, nel tentativo di non affogare nelle pozze che si stavano formando. Tutte le strade che percorriamo hanno la dicitura floodway, vorra’ pur dire qualcosa… L’hotel si rivela, per fortuna un semplice pub.
Quando ci presentiamo all’ingresso scroscia a doccia aperta al massimo. Gaia con il caschetto-grondaia pretende che sia Ale ad entrare a chiedere se c’e’ una stanza, dato il contesto estremamente rurale (spesso anche nel linguaggio poco comprensibile alle orecchie oxfordiane di Gaia). Ale appoggia la bici e riluttante fa il suo ingresso nel saloon dove tutti gli occhi, immediatamente, gli si posano addosso. Chiede se c’e’ una stanza e quanto costa, ma un avventore lo apostrofa cosi’: “C’e’ qualcosa che non va la’ fuori?” La proprietaria incrocia le braccia e prima di rispondere attende che Ale dia una risposta. Ale sente che dalla risposta potra' cambiare la disponibilita’ o meno di una stanza asciutta e calda e se la gioca cosi’: “Beh, oggi il sole e’ troppo forte per pedalare”. Grasse risate tra i presenti: la stanza e’ nostra!
La dicitura dell’hotel recita cosi’: Country pub… country atmosphere. La giornata si concludera’ chiacchierando con i clienti e i proprietari di fronte a una birra (loro molto di piu’) e uno di loro (gia’ il cappello era rivelatore) ci dice che lui non monta le bici, ma solo i tori!!! Sono simpatici e accoglienti, alcuni sembrano usciti da un film sulla caccia all’oro. Ci dicono che e' molto strano che piova cosi' tanto, che credono che abbiamo portato noi la pioggia e che questo e' bene! Dicono sempre che qui e' molto dry (asciutto), anche se noi di pioggia continuaimo a vederne e gli invasi son tutti strapieni!
L’itinerario, pioggia o non pioggia continua: Hervey Bay, Frazer Island, Childers, Bargara, Yandaran, Town of 1770/Agnes Water, Benaraby, Gladstone.
Ad Hervey Bay prendiamo il traghetto e con un giro organizzato di due giorni (che non ci ispirava e di cui ci pentiremo) partiamo alla volta della famosa Fraser Island, l’isola di sabbia piu’ grande del mondo (sapete ormai che l’Australia e’ la patria dei record…).
Si gira solo su piste di sabbia e solo con 4X4, alcune parti non sono praticabili nemmeno con il 4X4 causa sabbie mobili et simili. L’isola e’ incredibilmente rigogliosa perche’ ricca di acqua dolce, ma piena di dingo che a causa di turisti sprovveduti sono diventati molto pericolosi anche per gli esseri umani. E’ davvero un incanto specialmente per il suo entroterra e i suoi laghi. Visitiamo Lake McKenzie, dalle acque turchesi e dalla sabbia bianca perche’ al 99% di silice e Lake Wobby, verde smeraldo, posto accanto ad un’incredibile duna di sabbia.
I dingo sono bellissimi, ma ci fanno un po’ paura visto che si sono portati via anche un bimbo…
Hervey Bay ci rimarra’ per la bellezza del posto, la particolarita’ del comportamento delle balene (che non possiamo purtroppo vedere non essendo stagione) e per le sensazioni contrastanti suscitateci dal perfetto Mango hostel. Rispetto alle balene, pare che solo qui, dove non sono quasi mai state cacciate, vengano loro a fare human watching piuttosto che viceversa: restano fuori per meta’ a lungo per guardare chi le guarda, dicono anche per ore. Ci sono foto anche vecchie che lo provano. Quanto al Mango hostel, pur essendo piccolo, accogliente e pulito, con tutto cio’ che serve, ci ha trasmesso sensazioni negative, forse a causa dello strano proprietario che lo gestisce, una sorta di bastian contrario che, anche quando facciamo presente che all’isola non si puo’ fare il bagno causa squali, riesce a ribattere: “E’ cosi’ su tutta la East Coast, dipende dalla marea e poi con gli squali e‘ solo una questione di chance”.
A Childers, ci troviamo in un campeggio completamente preso da europei raccoglitori di frutta che rendono l’atmosfera simile a quella di un campo di minatori nell’’800, con gente abbrutita che si aggira per il bosco fumando ovunque. La dolcezza la troviamo nel rinomato localmente gelato Mammino’s allo zenzero e macadamia nut: squisito!
A Bargara andiamo a vedere se c’e’ ancora qualche tartarughino che deve prendere il mare, ma e’ ormai finita la stagione: li’ accanto, a Mon repos, c’e’ infatti una spiaggia meravigliosa dove nidificano le tartarughe. La zona e’ da ricordare anche perche’ e’ stata disboscata “grazie” al lavoro servile di isolani del pacifico ridotti in condizione di quasi schiavitu’ (cd. blackbirded). Un pezzo di muro costruito da quelle persone lo ricorda.
News
Dal sempre ricco di sorprese notiziario locale, apprendiamo che: a Pasqua il BBQ in spiaggia e’ un must per I locals, che ci sono degli skaters estremi che travestiti, diciamo, da supereroi (con tutino attillato e mascherina), si lanciano sulle strade, di notte, in discesa, sfidando e bloccando il traffico. Per loro si tratta solo di un nuovo sport, per il notiziario e’ un allarme sociale. Infine, che ci sono genitori che lasciano I figli soli nelle spiagge controllate dai bagnini e se ne vanno, anche per ore, a fare shopping: e’ definito il “fenomeno dei bambini abbandonati” (non sappiamo se sia solo pasquale).
Citta’ gemelle
Ebbene si’, esiste una citta’ che, nel delirio di rinominazione coloniale, venne battezzata “Citta’ del 1770” l’anno cioe’ della sua “scoperta” da parte del cap. Cook (sempre lui), a cui anche un rodeo e‘ dedicato. E’ minuscola ed attaccata ad Agnes Water, anche lei composta praticamente dal solo centro commerciale. Di fatto le citta’ sono le loro due spiagge. Qui ci si rompe la tenda.
Provaci ancora, Mr. Tuffy!
Un paletto della tenda ci si rompe in un modo mai visto, ma il nostro mr. Tuffy ama le sfide e armato del solito kit aggiustatutto tenta il colpo gobbo: nastro isolante, filo d’acciaio e un legnetto e’ la prima strada che percorre. Tempo di riparazione: 20 minuti. Tempo di durata: una frazione di secondo. Tempo di smantellamento della prima riparazione: 15 minuti. Ma l’animo tosto di mr. Tuffy mal sopporta la resa. Recuperato un nuovo legnetto ad arco e che pare piu’ solido, ecco che estrae le “manette americane” che con pezzi di camera d’aria e fascette di plastica andranno a comporre il nuovo accrocchio salva-tenda. Tempo di riparazione: 50 minuti (Gaia osserva ammirata e cronometra). Tempo di tenuta: resiste! La tenda, pero’, pare un teepee e non piu’ un igloo. Si spera solo che non piova…
Il giorno dopo, un esperto del settore ce la ripara, sostituendo il paletto rotto. Ci ripresenteremo da lui anche due giorni dopo con l’altro paletto rotto. Il suo commento sara’: “Keeps it interesting”. Noi useremmo un altro aggettivo!!!
Confusioni linguistiche
Lungo la strada immersa nella vegetazione che ci porta a Town of 1770, Ale ferma Gaia e, forse stordito dal continuo cambiamento di accenti, indicandole un uccello-lira, esclama: "Ha coda come uccello paradiso!" ricordando Boskov quando intervistato a fine partita esclamo': "Rigore e' quando arbitro fischia". Gli ci vorra' un po' per riuscire a rimettere insieme una frase di senso compiuto.
A Miriam Vale
Stiamo per ripartire, dopo una pausa nell'amena cittadina (un nulla di citta' davvero carino), quando ci si para davanti, mettendosi in mezzo alla strada, un americano che ci dice: "Ma dove state andando?! Vi ho superato molti giorni fa! Da dove avete inziato?" Quasi non riesce ad aspettare le risposte e continua con le domande ripetendo le risposte alla moglie, stupito. E' texano e prima di congedarci di benedice con il classico:"God bless you".
Pochi metri dopo, il copertone posteriore di Ale si apre, secondo Gaia proprio come quelli dei camion lungo la strada. Per fortuna da molti km portiamo con noi il vecchio copertone di Gaia che ora torna in auge...
Crocland
Grazie al vecchio copertone, raggiungiamo Benaraby, ormai in piena zona coccodrilli; anche al campeggio ce lo ricordano, aggiungendo che nel fiume che scorre li' accanto ci sono anche squali (?!) e percio' di non fare assolutamente il bagno. Peccato perche' il fiume e' magnifico e il luogo anche. La sera andiamo a fare la spesa nel classico emporietto di paese (che non c'e') e chiediamo se per caso non ci sia un negozio di alcolici (qui sono sempre luoghi separati); pare sia a dieci minuti di macchina. Diciamo che faremo a meno della birra visto che siamo in bici. Ma alla fine, sul bancone, accanto ai nostri acquisti, ecco che compaiono due lattine di XXXX, la birra locale. La signora ci dice di non dirlo a nessuno!
Varie
Le parole australiane continuamente ripetute sono: "No worrries" (che sostituisce it's a pleasure in risposta ad un grazie) e "I double check for you" quando una commessa o simili vuole mostrarsi particolarmente servizievole con voi; spesso si viene chiamati "Mate" che sostituisce indifferentemente Madam e Sir.
Ad es. l'autista del trek su Fraser Island dopo le continue richieste, anche contrastanti, di una turista, le dice:"No worries" e appena se ne va a tutto il bus dice:"Non ce la facevo piu', non ho capito cosa volesse!"
Altra frase che ci viene continuamente ripetuta dopo le domande di rito sul nostro viaggio e': "You must be fit!" (Dovete essere in forma), non sappiamo se con il significato di:"Dovete essere matti", "Non ce la farete mai" o con quello di sostegno/sprone.
Abbiamo visto una lucertolona (un metro circa piu' codone) che ci ha fatto capire a cosa si ispirano i disegni aborigeni: ha il mantello verde con dei pallini gialli bellissimi che sembrano dipinti. Ale ne ha poi vista un'altra che cammina su due zampe come il tirannosauro! E poi abbiamo visto le rane che si arrampicano sui muri per mangiare gli insetti! Sono verdissime e belle, paiono i sassi colorati a forma di rana che faceva la nonna di Gaia per passare le giornate piovose al mare.
Per due giorni, qualcosa si muoveva sotto la tenda, dalla parte di Gaia, ma tanto. Il giorno della partenza, levando la tenda abbiamo visto che era un vermone gigante, anzi dovremmo dire un invertebrato, che cercava di andarsene, ma non c'e' mai riuscito, povera bestiolina.
Lungo la strada, forse a causa delle forti piogge, continuiamo a vedere gigantesche vesce, grandi come souffle', quei funghi bianchi tondi che da noi si mangiano quando sono piccoletti e poi invecchiando esplodono.
Incontriamo finalmente un altro cicloturista, pedalante. E' ceco e si e' fatto l'altra parte dell'Australia. E' simpatico, ma sta andando nella direzione opposta alla nostra.
Feste
A Gladstone ci ritroviamo nel mezzo delle celebrazioni per l'anniversario della fondazione dello stato del Queensland (150anni). Ci dicono che se andiamo in stazione per le 12, arriva il treno storico a vapore che si puo' visistare e che ci sono salsicce gratis per tutti. Decidiamo di esserci, Gaia per l'evento storico, Ale per le salsicce.
Il treno e' spettacolare, con ancora le cuccette d'epoca. Girano ragazze in costume dell'800 e regalano delle borsine, ci facciamo avanti per averne una anche noi. La borsina, sponsorizzata da tal Santos (un misto brutto tra la Shell e la Monsanto ci par di capire), contiene il seguente kit: borraccia da bci, due palloncini da gonfiare manoninstazionepermotividisicurezza (??), un pacchetto di caramelle Santos (?) simil polo senza buco, battello galleggiante per bimbi in gomma, due penne dell'altro sponsor, un calendario, due tatuaggi dello sponsor, un braccialetto in gomma elastica dello sponsor e una visiera in plastica dura stile croupier, crema solare sempre "Santos" (?).
Decidiamo di chiederne un'altra, un po' per la crema solare, un po' perche' contagiati dalla febbre da fiera di paese...
Alpha
Poco prima di raggiungere Gladstone, vediamo il nostro primo cartello che indica Cairns: mancano poco piu' di 1100 km! Perche' farne cosi' pochi? Decidiamo percio' di fare una piccola deviazione verso l'interno, prendendo la Capricorn hwy, la route 66 australiana (siamo ormai arrivati al tropico del Capricorno e questa strada lo segue), destinazione: Alpha.
P.S.
Per motivi tecnici questa mail e' in ritardo e doveva essere spedita il 19 aprile. Oggi e' il 25 aprile la Festa di Liberazione dal nazifascismo e noi pedaliamo come fossimo in manifestazione con voi!
Qui e in Nuova Zelanda e' invece (le coincidenze...) l'ANZAC day, la festa nazionale delle forze armate che ricorda i caduti di tutte le guerre.
L’altra immagine che, purtroppo, e’ arrivata e’ quella del faccione di Berlusconi con il caschetto da pompiere stile Twin Tower. Sproloquiava: fortunatamente le parole non erano nel servizio. Oltre a questa e ad altre catastrofi, pensiamo sempre anche a quelle forse piu’ piccole, ma non meno importanti, di quelli che conosciamo.
Allagamenti
Qui le piogge sono continuate causando seri problemi in molte parti della East Coast, rallentando cosi’ anche la nostra marcia.
Abbiamo sperimentato cosa vuol dire pedalare in autostrada sotto l’acqua durante il rientro pasquale e non ci e’ piaciuto. Inoltre la Bruce Hwy continua a non avere per molti tratti la corsia di emergenza e ci appare sempre piu’ pericoloso percorrerla. E' piena di lapidi in ricordo dei morti in incidenti. Decidiamo percio' di fare strade alternative ogni volta che e’ possibile.
A Pasquetta pioveva cosi’ tanto che, prima, ci siamo dovuti rifugiare in un capannone/garage di una casa sulla strada e, poi, abbiamo seguito la deviazione per l’altisonante Hotel Yandaran, nel tentativo di non affogare nelle pozze che si stavano formando. Tutte le strade che percorriamo hanno la dicitura floodway, vorra’ pur dire qualcosa… L’hotel si rivela, per fortuna un semplice pub.
Quando ci presentiamo all’ingresso scroscia a doccia aperta al massimo. Gaia con il caschetto-grondaia pretende che sia Ale ad entrare a chiedere se c’e’ una stanza, dato il contesto estremamente rurale (spesso anche nel linguaggio poco comprensibile alle orecchie oxfordiane di Gaia). Ale appoggia la bici e riluttante fa il suo ingresso nel saloon dove tutti gli occhi, immediatamente, gli si posano addosso. Chiede se c’e’ una stanza e quanto costa, ma un avventore lo apostrofa cosi’: “C’e’ qualcosa che non va la’ fuori?” La proprietaria incrocia le braccia e prima di rispondere attende che Ale dia una risposta. Ale sente che dalla risposta potra' cambiare la disponibilita’ o meno di una stanza asciutta e calda e se la gioca cosi’: “Beh, oggi il sole e’ troppo forte per pedalare”. Grasse risate tra i presenti: la stanza e’ nostra!
La dicitura dell’hotel recita cosi’: Country pub… country atmosphere. La giornata si concludera’ chiacchierando con i clienti e i proprietari di fronte a una birra (loro molto di piu’) e uno di loro (gia’ il cappello era rivelatore) ci dice che lui non monta le bici, ma solo i tori!!! Sono simpatici e accoglienti, alcuni sembrano usciti da un film sulla caccia all’oro. Ci dicono che e' molto strano che piova cosi' tanto, che credono che abbiamo portato noi la pioggia e che questo e' bene! Dicono sempre che qui e' molto dry (asciutto), anche se noi di pioggia continuaimo a vederne e gli invasi son tutti strapieni!
L’itinerario, pioggia o non pioggia continua: Hervey Bay, Frazer Island, Childers, Bargara, Yandaran, Town of 1770/Agnes Water, Benaraby, Gladstone.
Ad Hervey Bay prendiamo il traghetto e con un giro organizzato di due giorni (che non ci ispirava e di cui ci pentiremo) partiamo alla volta della famosa Fraser Island, l’isola di sabbia piu’ grande del mondo (sapete ormai che l’Australia e’ la patria dei record…).
Si gira solo su piste di sabbia e solo con 4X4, alcune parti non sono praticabili nemmeno con il 4X4 causa sabbie mobili et simili. L’isola e’ incredibilmente rigogliosa perche’ ricca di acqua dolce, ma piena di dingo che a causa di turisti sprovveduti sono diventati molto pericolosi anche per gli esseri umani. E’ davvero un incanto specialmente per il suo entroterra e i suoi laghi. Visitiamo Lake McKenzie, dalle acque turchesi e dalla sabbia bianca perche’ al 99% di silice e Lake Wobby, verde smeraldo, posto accanto ad un’incredibile duna di sabbia.
I dingo sono bellissimi, ma ci fanno un po’ paura visto che si sono portati via anche un bimbo…
Hervey Bay ci rimarra’ per la bellezza del posto, la particolarita’ del comportamento delle balene (che non possiamo purtroppo vedere non essendo stagione) e per le sensazioni contrastanti suscitateci dal perfetto Mango hostel. Rispetto alle balene, pare che solo qui, dove non sono quasi mai state cacciate, vengano loro a fare human watching piuttosto che viceversa: restano fuori per meta’ a lungo per guardare chi le guarda, dicono anche per ore. Ci sono foto anche vecchie che lo provano. Quanto al Mango hostel, pur essendo piccolo, accogliente e pulito, con tutto cio’ che serve, ci ha trasmesso sensazioni negative, forse a causa dello strano proprietario che lo gestisce, una sorta di bastian contrario che, anche quando facciamo presente che all’isola non si puo’ fare il bagno causa squali, riesce a ribattere: “E’ cosi’ su tutta la East Coast, dipende dalla marea e poi con gli squali e‘ solo una questione di chance”.
A Childers, ci troviamo in un campeggio completamente preso da europei raccoglitori di frutta che rendono l’atmosfera simile a quella di un campo di minatori nell’’800, con gente abbrutita che si aggira per il bosco fumando ovunque. La dolcezza la troviamo nel rinomato localmente gelato Mammino’s allo zenzero e macadamia nut: squisito!
A Bargara andiamo a vedere se c’e’ ancora qualche tartarughino che deve prendere il mare, ma e’ ormai finita la stagione: li’ accanto, a Mon repos, c’e’ infatti una spiaggia meravigliosa dove nidificano le tartarughe. La zona e’ da ricordare anche perche’ e’ stata disboscata “grazie” al lavoro servile di isolani del pacifico ridotti in condizione di quasi schiavitu’ (cd. blackbirded). Un pezzo di muro costruito da quelle persone lo ricorda.
News
Dal sempre ricco di sorprese notiziario locale, apprendiamo che: a Pasqua il BBQ in spiaggia e’ un must per I locals, che ci sono degli skaters estremi che travestiti, diciamo, da supereroi (con tutino attillato e mascherina), si lanciano sulle strade, di notte, in discesa, sfidando e bloccando il traffico. Per loro si tratta solo di un nuovo sport, per il notiziario e’ un allarme sociale. Infine, che ci sono genitori che lasciano I figli soli nelle spiagge controllate dai bagnini e se ne vanno, anche per ore, a fare shopping: e’ definito il “fenomeno dei bambini abbandonati” (non sappiamo se sia solo pasquale).
Citta’ gemelle
Ebbene si’, esiste una citta’ che, nel delirio di rinominazione coloniale, venne battezzata “Citta’ del 1770” l’anno cioe’ della sua “scoperta” da parte del cap. Cook (sempre lui), a cui anche un rodeo e‘ dedicato. E’ minuscola ed attaccata ad Agnes Water, anche lei composta praticamente dal solo centro commerciale. Di fatto le citta’ sono le loro due spiagge. Qui ci si rompe la tenda.
Provaci ancora, Mr. Tuffy!
Un paletto della tenda ci si rompe in un modo mai visto, ma il nostro mr. Tuffy ama le sfide e armato del solito kit aggiustatutto tenta il colpo gobbo: nastro isolante, filo d’acciaio e un legnetto e’ la prima strada che percorre. Tempo di riparazione: 20 minuti. Tempo di durata: una frazione di secondo. Tempo di smantellamento della prima riparazione: 15 minuti. Ma l’animo tosto di mr. Tuffy mal sopporta la resa. Recuperato un nuovo legnetto ad arco e che pare piu’ solido, ecco che estrae le “manette americane” che con pezzi di camera d’aria e fascette di plastica andranno a comporre il nuovo accrocchio salva-tenda. Tempo di riparazione: 50 minuti (Gaia osserva ammirata e cronometra). Tempo di tenuta: resiste! La tenda, pero’, pare un teepee e non piu’ un igloo. Si spera solo che non piova…
Il giorno dopo, un esperto del settore ce la ripara, sostituendo il paletto rotto. Ci ripresenteremo da lui anche due giorni dopo con l’altro paletto rotto. Il suo commento sara’: “Keeps it interesting”. Noi useremmo un altro aggettivo!!!
Confusioni linguistiche
Lungo la strada immersa nella vegetazione che ci porta a Town of 1770, Ale ferma Gaia e, forse stordito dal continuo cambiamento di accenti, indicandole un uccello-lira, esclama: "Ha coda come uccello paradiso!" ricordando Boskov quando intervistato a fine partita esclamo': "Rigore e' quando arbitro fischia". Gli ci vorra' un po' per riuscire a rimettere insieme una frase di senso compiuto.
A Miriam Vale
Stiamo per ripartire, dopo una pausa nell'amena cittadina (un nulla di citta' davvero carino), quando ci si para davanti, mettendosi in mezzo alla strada, un americano che ci dice: "Ma dove state andando?! Vi ho superato molti giorni fa! Da dove avete inziato?" Quasi non riesce ad aspettare le risposte e continua con le domande ripetendo le risposte alla moglie, stupito. E' texano e prima di congedarci di benedice con il classico:"God bless you".
Pochi metri dopo, il copertone posteriore di Ale si apre, secondo Gaia proprio come quelli dei camion lungo la strada. Per fortuna da molti km portiamo con noi il vecchio copertone di Gaia che ora torna in auge...
Crocland
Grazie al vecchio copertone, raggiungiamo Benaraby, ormai in piena zona coccodrilli; anche al campeggio ce lo ricordano, aggiungendo che nel fiume che scorre li' accanto ci sono anche squali (?!) e percio' di non fare assolutamente il bagno. Peccato perche' il fiume e' magnifico e il luogo anche. La sera andiamo a fare la spesa nel classico emporietto di paese (che non c'e') e chiediamo se per caso non ci sia un negozio di alcolici (qui sono sempre luoghi separati); pare sia a dieci minuti di macchina. Diciamo che faremo a meno della birra visto che siamo in bici. Ma alla fine, sul bancone, accanto ai nostri acquisti, ecco che compaiono due lattine di XXXX, la birra locale. La signora ci dice di non dirlo a nessuno!
Varie
Le parole australiane continuamente ripetute sono: "No worrries" (che sostituisce it's a pleasure in risposta ad un grazie) e "I double check for you" quando una commessa o simili vuole mostrarsi particolarmente servizievole con voi; spesso si viene chiamati "Mate" che sostituisce indifferentemente Madam e Sir.
Ad es. l'autista del trek su Fraser Island dopo le continue richieste, anche contrastanti, di una turista, le dice:"No worries" e appena se ne va a tutto il bus dice:"Non ce la facevo piu', non ho capito cosa volesse!"
Altra frase che ci viene continuamente ripetuta dopo le domande di rito sul nostro viaggio e': "You must be fit!" (Dovete essere in forma), non sappiamo se con il significato di:"Dovete essere matti", "Non ce la farete mai" o con quello di sostegno/sprone.
Abbiamo visto una lucertolona (un metro circa piu' codone) che ci ha fatto capire a cosa si ispirano i disegni aborigeni: ha il mantello verde con dei pallini gialli bellissimi che sembrano dipinti. Ale ne ha poi vista un'altra che cammina su due zampe come il tirannosauro! E poi abbiamo visto le rane che si arrampicano sui muri per mangiare gli insetti! Sono verdissime e belle, paiono i sassi colorati a forma di rana che faceva la nonna di Gaia per passare le giornate piovose al mare.
Per due giorni, qualcosa si muoveva sotto la tenda, dalla parte di Gaia, ma tanto. Il giorno della partenza, levando la tenda abbiamo visto che era un vermone gigante, anzi dovremmo dire un invertebrato, che cercava di andarsene, ma non c'e' mai riuscito, povera bestiolina.
Lungo la strada, forse a causa delle forti piogge, continuiamo a vedere gigantesche vesce, grandi come souffle', quei funghi bianchi tondi che da noi si mangiano quando sono piccoletti e poi invecchiando esplodono.
Incontriamo finalmente un altro cicloturista, pedalante. E' ceco e si e' fatto l'altra parte dell'Australia. E' simpatico, ma sta andando nella direzione opposta alla nostra.
Feste
A Gladstone ci ritroviamo nel mezzo delle celebrazioni per l'anniversario della fondazione dello stato del Queensland (150anni). Ci dicono che se andiamo in stazione per le 12, arriva il treno storico a vapore che si puo' visistare e che ci sono salsicce gratis per tutti. Decidiamo di esserci, Gaia per l'evento storico, Ale per le salsicce.
Il treno e' spettacolare, con ancora le cuccette d'epoca. Girano ragazze in costume dell'800 e regalano delle borsine, ci facciamo avanti per averne una anche noi. La borsina, sponsorizzata da tal Santos (un misto brutto tra la Shell e la Monsanto ci par di capire), contiene il seguente kit: borraccia da bci, due palloncini da gonfiare manoninstazionepermotividisicurezza (??), un pacchetto di caramelle Santos (?) simil polo senza buco, battello galleggiante per bimbi in gomma, due penne dell'altro sponsor, un calendario, due tatuaggi dello sponsor, un braccialetto in gomma elastica dello sponsor e una visiera in plastica dura stile croupier, crema solare sempre "Santos" (?).
Decidiamo di chiederne un'altra, un po' per la crema solare, un po' perche' contagiati dalla febbre da fiera di paese...
Alpha
Poco prima di raggiungere Gladstone, vediamo il nostro primo cartello che indica Cairns: mancano poco piu' di 1100 km! Perche' farne cosi' pochi? Decidiamo percio' di fare una piccola deviazione verso l'interno, prendendo la Capricorn hwy, la route 66 australiana (siamo ormai arrivati al tropico del Capricorno e questa strada lo segue), destinazione: Alpha.
P.S.
Per motivi tecnici questa mail e' in ritardo e doveva essere spedita il 19 aprile. Oggi e' il 25 aprile la Festa di Liberazione dal nazifascismo e noi pedaliamo come fossimo in manifestazione con voi!
Qui e in Nuova Zelanda e' invece (le coincidenze...) l'ANZAC day, la festa nazionale delle forze armate che ricorda i caduti di tutte le guerre.
martedì 7 aprile 2009
Piove, governo sempre piu' ladro?
Siamo a Hervey Bay, Queensland, un altro stato. Un altro fuso orario! La pioggia l'ha fatta da padrona negli ultimi giorni, un po' l'abbiamo presa, un po' l'abbiamo vista, ma ne e' venuta tanta che molti posti sono stati evacuati e i telegiornali ne parlano da giorni (la stagione delle piogge dovrebbe essere finita con marzo, piu' o meno). Abbiamo persino investito in una cabin perche' in tenda c'eravamo solo noi e cinque cinesi. Non nella nostra tenda, per fortuna! La pioggia ha colpito soprattutto l'orrendamente distrutto tratto di costa che si chiama Gold coast, sara' la rivincita della natura?
Sappiamo che anche in Italia un forte terremoto ha fatto molti danni, ma la notizia ai tg locali e' stata brevissima. Oggi apprendiamo che ci sono anche dei morti. Immaginiamo ora il faccione berlusco che si aggira tra le macerie, dopo averlo visto abbracciare Obama!!! Riuscira' a propagandare ottimismo anche tra la popolazione colpita?
L'Australia che nessun vorrebbe vedere
Lasciata Byron Bay, procedendo verso nord, arriviamo a Tweed Heads: sembra di essere alla rotonda di Carugate o di Baranzate di Bollate. Tutto un centro commerciale e macchine, tante, in coda: e' sabato e si consuma il rito consumistico dell'acquisto compulsivo. Superati i centri commerciali, giriamo a sinistra e un cartello ci dice: "Welcome to Coolangatta": siamo approdati nel Queensland, tra un palazzone e uno shopping centre! Nessun altro segnale. Apprenderemo solo in seguito che e' cambiato anche il fuso!
La costa che seguiamo e' orribile e, nonostante l'hotel Rapallo, Gaia sostiene di essere a Borghetto S. Spirito. Si susseguono albergoni tra cui l'On the beach hotel, il Just on the beach motel e l'Almost on the beach. Noi pedaliamo il piu' velocemente possibile via da questa pseudo Miami/Las Vegas.
Ci fermiamo, nostro malgrado, a Southport perche' vogliamo rivedere l'australiano conosciuto in NZ che abita li'. Passeremo una bella serata tra australiani stile Woody Allen che si ritrovano una volta la settimana per suonare (sono piuttosto bravi) tamburi di ogni tipo e provenienza (ma non il didjeridoo), in una splendida casa nel parco nazionale di Lamington.
La reazione di questo australiano medio, che fa il podologo in provincia, alla notizia della chiusura della costa causa branchi di squali e' stata:"Ma quello era la settimana scorsa!"
Da Southport cercheremo di raggiungere Brisbane, ma risultera' impossibile perche' in questo tratto c'e' solo la motorway dove le bici non possono andare. Prenderemo il treno per ca. 60 km.
Brisbane
Meglio, molto meglio di Sydney, ma niente to write home about... stupenda invece la mostra:"The China project" alla locale modern art gallery, dovesse arrivare anche li' da quelle parti.
Entriamo anche nel museo della Town hall, stiamo per andarcene, allorche' veniamo fermati da un usciere. E' greco, ci tiene a farcelo sapere appena scopre che siamo italiani. Ci dice che la torre dell'orologio sta per chiudere e che dobbiamo affrettarci. Come Alice nel Paese delle meraviglie, entriamo nel vortice del "fa brutto dire di no" e ci affrettiamo su per l'ascensore, non sapendo bene perche'. Di sopra, la vista e' completamente impedita da una serie di mostruosamente alti edifici stile grattacielo e non si vede assolutamente nulla se non gli edifici stessi. Riscendiamo velocemente, ma appena usciamo per andare all'ascensore, un altro usciere donna ci dice:"Tra quattro minuti suonano le campane, potete vederle", sospingendoci nuovamente verso la torre. Fa brutto dire di no: rieccoci in cima alla torre per vedere i martelloni che battono sulle campane le tre. Finalmente, possiamo andarcene, certi di non urtare i sentimenti di nessuno...
Anche per uscire da Brisbane, un complicato sistema viario stile Polystil, ci costringe ad arrenderci nuovamente al treno che ci porta alle Glass House Mountains (ca. 50 km).
Brisbane encounters
In uno shopping mall, vediamo due cicloturisti, i primi fin'ora in Australia. Piu' anziani di noi. Li apostrofiamo cosi' sulla scala mobile:"Siamo anche noi cicloturisti!" (con un entusiasmo insensato). Non rispondono e non sorridono. Poi lei ci dice in un inglese stentato:"Siamo polacchi, non parliamo inglese". La conversazione ha termine.
Glass House Mts.
Questo posto, fuori dai circuiti turistici mainstream, e' davvero magico e abbiamo la fortuna di vederlo in una splendida giornata di sole. Trattasi di zona vulcanica pianeggiante da cui si elevano pero' una serie di cime (tra i 100 e i 500 m) dalle forme bizzarre che sono cio' che resta, dopo milioni di anni di erosione, dei coni vulcanici. La valle e' coperta di vegetazione e con lei tornano i pappagallini. Noi siamo saliti sul Ngungun dove abbiamo visto il raro glossy black cockatoo. Dalla cima, si ammira il paesaggio a perdita d'occhio. Dall'alto del look out' che raggiungiamo invece scalando con le bici, si possono vedere tutte le 6 cime legate tra loro da una leggenda aborigena che spiega anche la presenza di numerosi corsi d'acqua in una regione altrimenti arida.
Fauna
Ormai abbiamo una certa dimestichezza con i campeggi locali che sembrano tornare finalmente ad avere le cose a cui eravamo abituati in NZ (una cucina!). Possiamo quindi dire che sono posti strani, sempre pieni di gente anche nei posti dove meno te lo aspetteresti. Ma non ci sono quasi mai turisti europei o nordamericani. Ci sono turisti australiani con mega camper/caravan e soprattutto molte persone che ci abitano: famiglie, anziani e anche qualche persona, diciamo, liminare (possiamo citare tale Drifter che vendeva un'intera collezione di dvd di film di J. Wayne e aveva una casupola da foto, ornata di ogni tipo di nanetto/statuetta da giardino, dal basso all'alto, da destra a sinistra, da Gongolo a Lassie).
Probabilmente e' un'alternativa a basso costo all'abitare in un appartamento o forse ci sono molti lavoratori stagionali, chissa' se lo scopriremo strada facendo.
Gli unici altri campeggiatori con tenda fin'ora incontrati sono stati i succitati 5 cinesi, alloaggiati in tre tende, una delle quali, senza telone esterno, posta all'interno della veranda di quella piu' grossa. E non e' che lo spazio mancasse. Inavvertitamente, abbiamo utilizzato un loro straccio per pulire e la conversazione non e' mai decollata.
Abbiamo anche condiviso lo spazio con uno dei ragni velenosi che popolano questa terra, assomigliava ad una vedova nera ed e' rimasto per fortuna sul tubo della cabin dove stavamo. Era veramente spaventoso. Un serpente ha poi tagliato la strada ad Ale mentre camminavamo sul sentiero per andare in cima al monte. Non sappiamo di che tipo, ma siamo ormai decisamente nella zona serpentosa per eccellenza.
Australia zoo
Che dire? odiamo gli zoo, ma questo posto e' veramente un'altra cosa. E' stato pensato e realizzato, nella sua forma odierna, dal compianto Steve Irwin (sapete il tizio che amava coccodrilli e serpenti che si vedeva nei documentari fino a qualche tempo fa?) e a cui hanno anche dedicato una sezione della locale strada principale.
Ne parleremo diffusamente a chi e' interessato!
Itinerario continua
Un altro posto che, sebbene urbanizzato, ha conservato tutta una zona umida incredibilmente bella e selvaggia che e' parco nazionale e' Noosa Heads: spiagge e onde dei film tipo "Un mercoledi' da leoni" con in piu' un entroterra tutto da scoprire fatto di fiume e altri corsi d'acqua minori che si buttano nel mare. Un'incredibile varieta' di uccelli e di flora preservata. Sulla spiaggia, tantissime, innocue, medusine blu come ce n'erano anche in Liguria quando eravamo piccoli.
Passiamo anche per Pomona, dove si vanta l'unico cinema di film muti al mondo: proiettavano un film con R. Valentino e il primo King Kong!
La strada e' punteggiata di ranocchiette vive e morte, lunghe ca. un pollice, di farfalle multicolori, vive e morte. C'e' anche il primo ornitorinco che vediamo, purtroppo morto.
Le macchine della polizia di qui sono veramente zarre, come nemmeno negli anni '70 nei film. Veramente imbarazzanti, poi, le divise di molte categorie di lavoratori: shorts caki cosi' minichenemmenolemodelle indossati persino dai guidatori di bus!
Passiamo anche (esiste davvero!) il paese di Sleepy Hollow!!!
La hwy. adesso si chiama Bruce (come Springsteen) ed e' spesso cosi' stretta che ieri (pioveva a dirotto) siamo stati costretti a uscire piu' volte dalla carreggiata per evitare di farci stirare dai camion che a folle velocita' la percorrono. Venivamo letteralmente sommersi dall'acqua sollevata dalle loro enormi ruote.
Abbiamo passato anche il paese (Maryborough) del creatore di Mary Poppins, dove c'e' anche una statua in suo (di lei) onore.
Richieste
Lanciamo ora un appello: chi ci puo' dire che diavolo e' la canola? sia qui che in NZ il suo olio va per la maggiore (forse e' il frutto della palma?). Abbiamo deciso di provare una tipica bibita di qui a base di sarsaparilla (si', proprio quella che bevono i puffi!!! esiste!): e' orribile. Ma che cosa e'? sappiamo solo che trattasi di radice.
Non e' vero che facendo tanta attivita' fisica si puo' mangiare tanto. Quindi, come deciso democraticamente in equipe Ale (Ziliani), Pietro (Zanirato), Luca (Valentini) e Milto (Filos) iniziano da oggi una dieta che tolga loro la pancetta! Supervisionera' la tenuta del regime Chiara (Ratiglia) cosi' come condiviso.
Domani, se tutto va bene, andiamo su Fraser island che sembra essere l'ottava meraviglia del mondo. Vi sapremo dire. Le nostre bici restano qui: e' un'isola interamente di sabbia.
Buona Pasqua a credenti ed atei.
Sappiamo che anche in Italia un forte terremoto ha fatto molti danni, ma la notizia ai tg locali e' stata brevissima. Oggi apprendiamo che ci sono anche dei morti. Immaginiamo ora il faccione berlusco che si aggira tra le macerie, dopo averlo visto abbracciare Obama!!! Riuscira' a propagandare ottimismo anche tra la popolazione colpita?
L'Australia che nessun vorrebbe vedere
Lasciata Byron Bay, procedendo verso nord, arriviamo a Tweed Heads: sembra di essere alla rotonda di Carugate o di Baranzate di Bollate. Tutto un centro commerciale e macchine, tante, in coda: e' sabato e si consuma il rito consumistico dell'acquisto compulsivo. Superati i centri commerciali, giriamo a sinistra e un cartello ci dice: "Welcome to Coolangatta": siamo approdati nel Queensland, tra un palazzone e uno shopping centre! Nessun altro segnale. Apprenderemo solo in seguito che e' cambiato anche il fuso!
La costa che seguiamo e' orribile e, nonostante l'hotel Rapallo, Gaia sostiene di essere a Borghetto S. Spirito. Si susseguono albergoni tra cui l'On the beach hotel, il Just on the beach motel e l'Almost on the beach. Noi pedaliamo il piu' velocemente possibile via da questa pseudo Miami/Las Vegas.
Ci fermiamo, nostro malgrado, a Southport perche' vogliamo rivedere l'australiano conosciuto in NZ che abita li'. Passeremo una bella serata tra australiani stile Woody Allen che si ritrovano una volta la settimana per suonare (sono piuttosto bravi) tamburi di ogni tipo e provenienza (ma non il didjeridoo), in una splendida casa nel parco nazionale di Lamington.
La reazione di questo australiano medio, che fa il podologo in provincia, alla notizia della chiusura della costa causa branchi di squali e' stata:"Ma quello era la settimana scorsa!"
Da Southport cercheremo di raggiungere Brisbane, ma risultera' impossibile perche' in questo tratto c'e' solo la motorway dove le bici non possono andare. Prenderemo il treno per ca. 60 km.
Brisbane
Meglio, molto meglio di Sydney, ma niente to write home about... stupenda invece la mostra:"The China project" alla locale modern art gallery, dovesse arrivare anche li' da quelle parti.
Entriamo anche nel museo della Town hall, stiamo per andarcene, allorche' veniamo fermati da un usciere. E' greco, ci tiene a farcelo sapere appena scopre che siamo italiani. Ci dice che la torre dell'orologio sta per chiudere e che dobbiamo affrettarci. Come Alice nel Paese delle meraviglie, entriamo nel vortice del "fa brutto dire di no" e ci affrettiamo su per l'ascensore, non sapendo bene perche'. Di sopra, la vista e' completamente impedita da una serie di mostruosamente alti edifici stile grattacielo e non si vede assolutamente nulla se non gli edifici stessi. Riscendiamo velocemente, ma appena usciamo per andare all'ascensore, un altro usciere donna ci dice:"Tra quattro minuti suonano le campane, potete vederle", sospingendoci nuovamente verso la torre. Fa brutto dire di no: rieccoci in cima alla torre per vedere i martelloni che battono sulle campane le tre. Finalmente, possiamo andarcene, certi di non urtare i sentimenti di nessuno...
Anche per uscire da Brisbane, un complicato sistema viario stile Polystil, ci costringe ad arrenderci nuovamente al treno che ci porta alle Glass House Mountains (ca. 50 km).
Brisbane encounters
In uno shopping mall, vediamo due cicloturisti, i primi fin'ora in Australia. Piu' anziani di noi. Li apostrofiamo cosi' sulla scala mobile:"Siamo anche noi cicloturisti!" (con un entusiasmo insensato). Non rispondono e non sorridono. Poi lei ci dice in un inglese stentato:"Siamo polacchi, non parliamo inglese". La conversazione ha termine.
Glass House Mts.
Questo posto, fuori dai circuiti turistici mainstream, e' davvero magico e abbiamo la fortuna di vederlo in una splendida giornata di sole. Trattasi di zona vulcanica pianeggiante da cui si elevano pero' una serie di cime (tra i 100 e i 500 m) dalle forme bizzarre che sono cio' che resta, dopo milioni di anni di erosione, dei coni vulcanici. La valle e' coperta di vegetazione e con lei tornano i pappagallini. Noi siamo saliti sul Ngungun dove abbiamo visto il raro glossy black cockatoo. Dalla cima, si ammira il paesaggio a perdita d'occhio. Dall'alto del look out' che raggiungiamo invece scalando con le bici, si possono vedere tutte le 6 cime legate tra loro da una leggenda aborigena che spiega anche la presenza di numerosi corsi d'acqua in una regione altrimenti arida.
Fauna
Ormai abbiamo una certa dimestichezza con i campeggi locali che sembrano tornare finalmente ad avere le cose a cui eravamo abituati in NZ (una cucina!). Possiamo quindi dire che sono posti strani, sempre pieni di gente anche nei posti dove meno te lo aspetteresti. Ma non ci sono quasi mai turisti europei o nordamericani. Ci sono turisti australiani con mega camper/caravan e soprattutto molte persone che ci abitano: famiglie, anziani e anche qualche persona, diciamo, liminare (possiamo citare tale Drifter che vendeva un'intera collezione di dvd di film di J. Wayne e aveva una casupola da foto, ornata di ogni tipo di nanetto/statuetta da giardino, dal basso all'alto, da destra a sinistra, da Gongolo a Lassie).
Probabilmente e' un'alternativa a basso costo all'abitare in un appartamento o forse ci sono molti lavoratori stagionali, chissa' se lo scopriremo strada facendo.
Gli unici altri campeggiatori con tenda fin'ora incontrati sono stati i succitati 5 cinesi, alloaggiati in tre tende, una delle quali, senza telone esterno, posta all'interno della veranda di quella piu' grossa. E non e' che lo spazio mancasse. Inavvertitamente, abbiamo utilizzato un loro straccio per pulire e la conversazione non e' mai decollata.
Abbiamo anche condiviso lo spazio con uno dei ragni velenosi che popolano questa terra, assomigliava ad una vedova nera ed e' rimasto per fortuna sul tubo della cabin dove stavamo. Era veramente spaventoso. Un serpente ha poi tagliato la strada ad Ale mentre camminavamo sul sentiero per andare in cima al monte. Non sappiamo di che tipo, ma siamo ormai decisamente nella zona serpentosa per eccellenza.
Australia zoo
Che dire? odiamo gli zoo, ma questo posto e' veramente un'altra cosa. E' stato pensato e realizzato, nella sua forma odierna, dal compianto Steve Irwin (sapete il tizio che amava coccodrilli e serpenti che si vedeva nei documentari fino a qualche tempo fa?) e a cui hanno anche dedicato una sezione della locale strada principale.
Ne parleremo diffusamente a chi e' interessato!
Itinerario continua
Un altro posto che, sebbene urbanizzato, ha conservato tutta una zona umida incredibilmente bella e selvaggia che e' parco nazionale e' Noosa Heads: spiagge e onde dei film tipo "Un mercoledi' da leoni" con in piu' un entroterra tutto da scoprire fatto di fiume e altri corsi d'acqua minori che si buttano nel mare. Un'incredibile varieta' di uccelli e di flora preservata. Sulla spiaggia, tantissime, innocue, medusine blu come ce n'erano anche in Liguria quando eravamo piccoli.
Passiamo anche per Pomona, dove si vanta l'unico cinema di film muti al mondo: proiettavano un film con R. Valentino e il primo King Kong!
La strada e' punteggiata di ranocchiette vive e morte, lunghe ca. un pollice, di farfalle multicolori, vive e morte. C'e' anche il primo ornitorinco che vediamo, purtroppo morto.
Le macchine della polizia di qui sono veramente zarre, come nemmeno negli anni '70 nei film. Veramente imbarazzanti, poi, le divise di molte categorie di lavoratori: shorts caki cosi' minichenemmenolemodelle indossati persino dai guidatori di bus!
Passiamo anche (esiste davvero!) il paese di Sleepy Hollow!!!
La hwy. adesso si chiama Bruce (come Springsteen) ed e' spesso cosi' stretta che ieri (pioveva a dirotto) siamo stati costretti a uscire piu' volte dalla carreggiata per evitare di farci stirare dai camion che a folle velocita' la percorrono. Venivamo letteralmente sommersi dall'acqua sollevata dalle loro enormi ruote.
Abbiamo passato anche il paese (Maryborough) del creatore di Mary Poppins, dove c'e' anche una statua in suo (di lei) onore.
Richieste
Lanciamo ora un appello: chi ci puo' dire che diavolo e' la canola? sia qui che in NZ il suo olio va per la maggiore (forse e' il frutto della palma?). Abbiamo deciso di provare una tipica bibita di qui a base di sarsaparilla (si', proprio quella che bevono i puffi!!! esiste!): e' orribile. Ma che cosa e'? sappiamo solo che trattasi di radice.
Non e' vero che facendo tanta attivita' fisica si puo' mangiare tanto. Quindi, come deciso democraticamente in equipe Ale (Ziliani), Pietro (Zanirato), Luca (Valentini) e Milto (Filos) iniziano da oggi una dieta che tolga loro la pancetta! Supervisionera' la tenuta del regime Chiara (Ratiglia) cosi' come condiviso.
Domani, se tutto va bene, andiamo su Fraser island che sembra essere l'ottava meraviglia del mondo. Vi sapremo dire. Le nostre bici restano qui: e' un'isola interamente di sabbia.
Buona Pasqua a credenti ed atei.
venerdì 27 marzo 2009
Subtropically
| E' iniziato l'autunno, tra poco cambiera' anche l'ora. Siamo nella splendida Byron Bay, un paradiso, se non fosse per le frotte di turisti-surfisti-amantidellameditazionetrascendente-edonisti che affollano la citta' sarebbe ancor piu' bella, ma non ci si puo' lamentare... Crediamo sia verosimile che la prossima mail vi giunga da un nuovo stato: il Queensland, dove lentamente ci dirigiamo, dopo gli ozi (un giorno e mezzo) byroniani. Aggiornamenti bici E insomma. Quel brutto senso di non star bene nella propria pelle causa fregatura sembra passato, ma nonostante il consulto con un ciclista di Port Macquerie che in 10 minuti ci ha sistemato il problema cambio e ci ha rassicurato complessivamente sul lavoro fatto, Gaia ha poi inavvertitamente fatto cadere la bici e sfasciato un piccolo pezzettino che e' un po' il tallone d'achille della sua Corratec. Per fortuna ce lo eravamo portati di ricambio... Ale, pero', resta convinto che abbiano montato un pezzo usato alla bici di Gaia e quindi resta arrabbiato con Sydney... Strade Sono il nostro ambiente naturale, come per i pappagallini multicolore gli alberi con le bacche, quindi e' ovvio che ciclicamente se ne parli. Abbiamo trovato altri lavori in corso!!! e' ovvio, e' finita la stagione delle piogge e rifanno il manto, pero' accidenti! l'altro giorno siamo dovuti passare a tutta velocita' a fianco di un camion che versava bitume bollente su una strada (sempre lei, la Pacific hwy) che da due giorni si era ridotta ad una stradina di campagna dove continuano pero' a transitare a folle velocita' camion e quant'altro! In un tratto dove la corsia bici era ridotta a mera linea bianca, abbiamo sentito un clacson e, grazie al ben sviluppato istinto di sopravvivenza, abbiamo deciso di buttarci a sinistra, nell'erba: era un truck oversize gigantesco!!! transitava come fosse sui binari, senza spostarsi minimamente verso il centro della carreggiata. Sulle strade iniziamo a vedere anche i poveri canguri/wallabies morti causa traffico e anche alcuni serpenti di vario tipo (qui ce ne sono a mazzi!). Gaia non ha potuto fare a meno di schiacciarne uno (morto di fresco!) proprio in uno dei tratti dove non era possibile spostarsi, mentre un wallaby ha evitato solo all'ultimo l'impatto con la ruota di Ale (siamo troppo silenziosi, evidentemente...)! Le forature sono fioccate, sempre causa manto stradale sconnesso e di enormi quantita' di vetri rotti, sia di bottiglia che di auto incidentate...un signore australiano ci ha consigliato di utilizzare un prodottino, tal Mr. Toughy. Gaia ha deciso subito di ribattezzare Ale proprio cosi': Mr. Toughy (da l'idea di un signore tignosetto, ma che sa il fatto suo, un lungagnone, Ale insomma!!) Fiumi Non ce lo aspettavamo: in questa zona, l'Australia e' coperta di corsi d'acqua impressionanti, ampi e lunghi. Ne abbiamo seguiti diversi, sia nella tappa che ci ha portato a South West Rock, che nelle successive per Mclean e Ballina (pronuncia con l'accento sulla prima A). Svariati placidi paesini si sviluppano sul Clarence river e sul Richmond, i paesaggi sono stupendi e ideali per fermarsi a riposare o ad ammirare cio' che ti circonda. Forse perche' e' la stagione giusta, sono molto pieni, non sembra che questo sia un Paese che soffre di siccita'. Due paesini da ricordare su tutti: Ulmarra e lo stesso Mclean. Nazioni Essendo Paese di immigranti per eccellenza, l'Australia conserva sacche di orgoglio patrio. Mclean, fondato da scozzesi, dove alcuni parlano ancora gaelico, e' un posto carino ed accogliente che raffigura su ogni palo della luce l'insegna di un clan. New Italy e' invece un posto un po' triste sulla hwy. insieme bar, museo e souvenir shop che potrebbe essere carino, ma che purtroppo e' soltanto kitch. Interessante invece la storia che ci sta dietro, un colossale raggiro ai danni di circa 200 poveri contadini veneti, molti dei quali morti in seguito alla decisione di seguire un avventuriero francese che prometteva un nuovo Eldorado. Koala!!! Li abbiamo visti!!! non in liberta', ma finalmente abbiamo visto i koala. A Port Macquerie c'e' un ospedale (un posto serio che ha bisogno anche di fondi, nel caso vogliate fare una piccola donazione) che si occupa di animali feriti dalle auto o ustionati a causa degli incendi, rimettendoli poi in liberta'. Abbiamo potuto anche accarezzarne uno e vedere una mamma con il piccolo gia' sulla schiena. Sono morbidi come pelouche! Non lontano da qui, un altro centro ospita vari animali, tra cui alcuni canguri ormai abituati alle persone e che si fanno percio' avvicinare ed accarezzare! un tipo di canguro (forse un wallaroo) si e' rivelato inaspettatamente piu' morbido del koala, soffice come un coniglio d'angora. Qui a Byron Bay, invece, abbiamo visto dal faro piu' a est della'Australia (!!!) i delfini in branchi surfare e anche due mante, molto diffuse in questa zona dove ci sono anche tartarughe marine e balene, quando e' stagione. Slow travel I pappagallini multicolore continuano ad essere la nostra costante gioia e meraviglia. La bici ti costringe, alle volte, a cambiare itinerario o almeno i suoi tempi. Lasciata Coffs Harbour, abbiamo deciso di uscire all'ultima baia raggiungibile prima di virare verso l'interno. Siamo percio' capitati quasi per caso a Corindi beach. Il posto era il loro regno: stormi interi solcavano costantemente il cielo. L'aria era colorata dal loro passaggio, il rumore del mare, vicinissimo, era coperto da quello del cippettare acuto di pappagallo. Sono scappati solo all'arrivo di un'aquila di mare. Abbiamo deciso di piantare la tenda sul promontorio a strapiombo sulla baia, dove un piccolo campeggio divide lo spazio pubblico con un parco. Un signore ci ha detto che anche lui, capitato li' per caso, ci si e' poi trasferito nove anni prima. Nuovi amici Abbiamo iniziato a condividere lo spazio gia' angusto della nostra tenda con alcuni ragnetti della tipologia non-mortale. A loro sembra piacere passeggiare sulla zanzariera, sostarvici o infilarsi nelle zip delle borse delle bici. Per il momento, siamo tutti rispettosi dei rispettivi spazi, salvo la mattina (quando una vigorosa pacca di Mr. Toughy li allontana dall'occupazione abusiva). Ma lo squatter piu' spavaldo si e' rivelata essere una ranocchia verde, di circa 10 cm. Allorche' Gaia (come ogni mattina prevede la prassi australiana antiragno-serpente) ha sbattuto le scarpe una contro l'altra, ne e' saltata fuori lei, lasciando tutta la suoletta leggermente "ranificata". Non contento, l'anfibio si e' poi rifugiato sotto la tenda in fase di smontaggio e poi sotto una borsa. Un meraviglioso insetto a forma di foglia/chitarra orientale si e' poi mostrato per la prima volta, decidendo in seguito di passare la notte sulla nostra tenda, che e' un po' arca di Noe', evidentemente. Nell'ostello di Anna Bay, abbiamo poi fatto conoscenza con un sessantunenne francese ("sonodiparigimamiamogliemihalasciatoesonostatocostrettoatrsferirmiinprovincia') che, nonostante giri l'Australia da tre mesi, somiglia tanto a Mr. Magoo ed inciampa continuamente, oltre a cucinare con il cappello anche di sera. La sera, quando eravamo gia' a letto, ha bussato perche' si era dimenticato la chiave dentro la stanza e ha poi svitato la lampadina non trovando l'interruttore. Appena ha saputo che eravamo italiani ci ha apostrofando con fare cameratesco con un improbabile "Tuttiquanti!". E' anche un sedicente rocciatore: ci andreste sull'Hymalaya con lui come capo cordata? Branchi di squali Al TG hanno mostrato le immagini, davvero impressionanti, di branchi di squali (branchidisquali!) che stanno infestando la famosa Golden Coast che le autorita' locali hanno dovuto "chiudere" (ai bagnanti, non agli squali!). Sembra che stiano seguendo la migrazione di certi pesci di loro gusto. Cose di cui si puo' parlare, anche senza averle viste L'albero piu' alto del New South Wales. Come direbbe il francese:"Tuttiquanti"!!! |
giovedì 19 marzo 2009
Canguri, salite e fregature
Per ora gli australiani, quelli nativi, gli aborigeni, li abbiamo visti solo come drop out vicino alla stazione centrale di Sydney. Ma andiamo in ordine sparso.
Fuori da Sydney
Lasciamo l'intossicante S. in direzione Blue Mountains e, precisamente, alla volta di Katoomba, un posto meraviglioso dove tutto profuma di eucalipto. Si chiamano B.M. perche' sono sempre velate da una bruma che e' quella dell'olio di un tipo di eucalipto (chiamato scribbly gum) che sale dalla valle che ne e' quasi interamente ricoperta. Qui c'e' un microclima particolare con specie che si trovano solo qua.
Gli uccelli sono una sorpresa anche maggiore: se gia' a S. se ne sentiva la presenza nonostante l'ambiente cittadino, qui e' il tripudio! L'uccello Lira, che imita tutti i suoni che sente compresi gli altri uccelli o il pianto di un bambino, il Golden Whistler, che fa un canto in antifono con la femmina, l'uccello Frusta il cui suono e' proprio identico a quello dello schiocco di una frusta. Questa foresta, quasi amazzonica, invita al silenzio e all'ascolto. Decidiamo di passarci due notti, facendo alcuni trekking (che qui chiamano bush walking) immersi nel balsamo degli alberi. L'ostello finalmente non e' un tugurio sporco e sovraffollato, ma un ex hotel dei primi del '900.
Poi si riparte alla volta di Wiseman's Ferry (nomen omen), dove sappiamo esserci un campeggio, percorrendo strade secondarie e tranquille, ma molto ben tenute. In due punti, la strada termina e occorre attraverare il fuime con una chiatta che fa servizio 24/24h ed e' gratis: e' la famosa continuita' territoriale! Finora, chiatte ne avevamo trovate solo in Sri Lanka, nella parte est, dove ora nuovamente c'e' la guerra civile.
Inspiegabilemnte in questa tappa, il cambio di Gaia, che dovrebbe essere appena stato cambiato, non funziona e la prima non entra, rendendo impossibili le salite. Siamo costretti al cambio "manuale" (la mano di Ale che sposta la catena, quando proprio non se ne puo' fare a meno, per il resto se la vedono le ginocchia di Gaia).
Il campeggio e' in una posizione spettacolare vicino al fiume: veniamo accolti da un wallaroo che sta brucando sul ciglio della strada e che ci guarda incuriosito per qualche lungo istante con l'erbetta in bocca per poi scappare a balzi. In campeggio, mentre ceniamo, in un prato a fianco, ci sono wallaroo rincorsi dai bambini, wallaroo che fanno incontri di pugilato e, poi, martin pescatore a pochi metri e pappagalli grigi sopra e rosa fenicottero sotto.
L'Australia spiazza: e' Africa e Asia, anche se l'Europa vela entrambe. E' vera terra di frontiera.
Colori in volo
Le specie di pappagalli che stiamo vedendo sono incredibili, alcune finora le avevamo viste solo nei documentari, dai colori dell'arcobaleno. Tutti vivono in stormi e non solitari come quelli chiusi in gabbia.
La sera in campeggio siamo costretti a cucinare sul BBQ, il riso e' scotto ma la verdura e' buona. I campeggi qui, a differenza della NZ, sono piu' orientati ai camper e alle casette e non hanno kitchen facilities comuni.
Il giorno dopo vogliamo arrivare alla Hunter Valley, zona di produzione vinicola rinomata. Da Wiseman's Ferry prendiamo in direzione Cessnock. Dopo pochi kms entriamo a St Albans dove c'e' un pub ancora del tempo dei primi coloni: li' la strada asfaltata finisce e inizia il cosidetto Convict Trail, la vecchia strada costruita dai detenuti tra '800 e '900, completamente sterrata, all'interno dello Yengo N.P. La starda si caratterizzera' per tre tipologie di fondo: terra rosso battuta, ghiaietta sconnessa e fango sabbioso (perche' corre lungo il fiume) che troveremo anche bagnato causa temporale improvviso. Inizialmente e' in pianura, ma poi tutta in salita. Ci troveremo sul Monte Manning. Il nostro rapporto sara' messo a dura prova e frasi impronunciabili sarranno pronunciate. Per fare 50 km impiegheremo piu' di 4 ore. Parlando poi con due locals, uno ci dira' di averla fatta in 4x4 solo una volta, l'altro di aver faticato anche in 4x4. Fatto sta che sono poche le auto che vediamo e ci tengono compagnia solo alberi e uccelli e un varano (monitor lizard) che ci attende alla fine della salita. Una signora, che ci vede fermi mentre Ale contro una staccionata ha appena finito di pompare una gomma, ci dice: "Bel posto per fare un pic nic" !!!
Facciamo sosta solo alla fine quando troviamo riparo sotto un information point.
Un altro tratto di strada normale e arriviamo finalmente a Wollombi (che significa "Il posto dove si incotrano le acque"), ormai e' tardo pomeriggio e cerchiamo da dormire. Siamo stravolti soprattutto psicologicamente. Tutto e' pero' pieno causa due matrimoni e vendemmia. Fortunatamente, alla cubana, spargiamo la voce entrando nella locale taverna dove ci sono, guarda caso, tutti i locals che si bevono la birra (e' sabato pomeriggio). La voce gira e un signore gentile ci dice che il pub mette a disposizione il prato se si ha una tenda. Noi per fortuna l'abbiamo! Ci sono anche le toilette ed e' gratis. Resta il problema di lavarsi dopo una giornata di sudore e polvere.
Si fa avanti allora la moglie dell'uomo gentile: e' la proprietaria di uno dei B&B pieni. ci dice che i suoi ospiti non hanno nulla in contrario se usiamo la loro doccia. Si offre di accompagnarci e riportarci (in macchina)! Abbiamo cosi' da dormire sicuri, da mangiare (il pub e' anche piccolo bistro) e da lavarci. L'atmosfera da sabato del villaggio fa stare bene, ci sara' musica anni '70 fino alla chiusura. Alcuni locals si avvicinano incuriositi e uno ci offre anche una canna. Incontriamo anche uno immigrata italiana (di Trieste) che ci mostra la sua vigna.
Ombre
Anche l'Arcadia ha pero' i suoi piccoli peccati. Ale riporta a Gaia la frase scritta nel bagno degli uomii: "Joe fucks cats and wombats".
Commento di Gaia: "Poveri gatti".
Ale replica: "Certo che con i wombati non deve essere facile..."
Nessuno dubita della veridicita' della frase.
Vigneti
Il giorno dopo arriveremo davvero a Cessnock per fare il nostro secondo piccolo giro di degustazione agli antipodi. Il cambio continua a non funzionare nonostante i ripetuti tentativi di manutenzione di Ale. Un controllo approfondito in quel di Cessnock rivela che il lavoro pagato al negozio di S. non e' stato fatto seriamente e alcune parti sono sospettosamente gia' troppo usate. I pezzi usurati sembrano ancora al loro posto e la catena nuova ha peggiorato la trasmissione, rendendo per lo piu' impossibile l'uso della corona piu' piccola. Dopo la brutta sensazione a S., una nuova botta di depressione ci assale. Decidiamo di scrivere una mail al negozio. Il nostro bisogno di fidarci del nuovo Paese e' pesantemente frustrato e ci sentiamo due relitti alla deriva. Di S. l'ultimo ricordo positivo sara' la serata che abbiamo giocato a carte con tre inglesi, uno scozzese e un tedesco davvero simpatici.
Scrollarsi di dosso la brutta sensazione di non potersi fidare e' difficile, la questione continua a girarci nella testa ad ogni giro di pedale. Andare anziche' liberare la mente sembra farci concentrare sulla nostra mancanza di controllo, sulla nostra faciloneria, sul nostro essere stati troppo superficiali. Siamo messi alla prova da piu' parti, qui in Australia.
Avanti, si vuole
Da Cessnock procediamo in direzione nord-est per raggiungere Nelson Bay e sperimentiamo un tratto della locale "autostrada", la Pacific Highway. Qui come in NZ le bici possono andarci, molti tratti sono a due corsie piu' quella per le bici, con tanto di cartello giallo (che e' uguale a quello che chiede di fare attenzione a canguri e koala: siamo anche noi una specie a rischio da tutelare), il traffico e' tosto, ma sembra piu' rispettoso dei velocipedi. Dormiamo ad Anna Bay, poco distante, dove facciamo il primo bagno australiano. Qui c'e' il sistema di dune mobili piu' grande dell'emisfero sud. Ci surfano sopra. C'e' anche un beachcomber, un tipo che con una draga casereccia rastrella la battigia. Gli chiediamo cosa cerchi e lui estrae un vermone gargantuesco, dicendoci: "Invertebrati" (che usa come esche), ma anche un certo tipo di conchiglia.
Il posto invita a restare, e' il classico paradiso da cartolina, l'ostello e' fatto di bugalow immersi nella foresta locale, siamo gia' nella zona dei koala. Tra i nuovi uccelli anche i kookaburra, chiamati anche "cretini che ridono" per il loro suono che pero' a noi ricorda piu' le scimmie ed e' come quello di una grassa risata. Sono i primi a cantare e gli ultimi per questo sono anche chiamati "l'orologio del bush". Noi pero' andiamo avanti, soprattutto per cercare un altro ciclista e questa volta controlloremo.
Crocere
La partenza da Nelson Bay avviene su un delizioso ferry d'epoca che fa la spola con Tea Gardens dall'altra parte della baia. La traversata e' bellissima come la giornata e passa vicino ad una zona di mangrovie con vari tipi i trampolieri e moltissimi pellicani.
Da Tea Gardens riprendiamo la Pacific Hwy che per 30 km e' un ininterrotto lavoro in corso che riduce la banchina-bici a 30 cm scarsi e ad una corsia la carreggiata. Fino a Buladelah, dove prendiamo la Lakes Way per arrivare a Forster. Causa stanchezza e salite veramente impegnative, ci fermiamo pero' a Blueys Beach, in un altro campeggio senza cucina che ci costringe a chiedere allo store locale di cuocerci una pizza surgelata. Non abbiamo ancora trovato una bomboletta di gas per essere autonomi. Il campeggio non ha neanche una sala comune e percio' dopo cena ci sediamo in lavanderia per avere un po' di luce, perche' qui viene buoi presto. Alle 20,40 andiamo a dormire.
Cosa fa andare avanti
Il Kookaburra qui vengono a posarsi davvero vicini e li fotografiamo, sono bellissimi e strani: assomgiliano a un falco con lo sgurado di un anziano.
Il giorno dopo raggiungiamo Coopernock (vicino Harrington) un paesino sulla Pacific Hwy, usciamo qui perche' c'e un negozio e decidiamo di pranzarci. Vediamo pero' l'insegna di un motel e decidiamo di chiedere il prezzo. Il motel e' in ristrutturazione palese, ma Ale insisite per far chiedere a Gaia se c'e' da dormire/campeggiare. Il titolare ci dice che c'e' un campeggio dall'altra parte della Hwy, ma subito ci chiede da dove veniamo. Appena sente
"Italy" dice anc'io battendosi il petto e cita il nome di una paesino in provincia di Reggio Calabria. E' qui dal '58 ed e' il proprietario del motel, ci offre subito di dormire li' gratis, aggiungendo che c'e' l'acqua calda. Ci mostra l'offerta, la accettiamo.
Oggi siamo arrivati finalmente a Port Macquerie. Abbiamo visto i Koala e, sembra, abbiamo sistemato la bici di Gaia. Sulla Pacific Hwy i lavori continuano...
domenica 8 marzo 2009
Arrivare
| Australia. Sydney. E' strano dirlo, ma l'arrivo e' stato spiazzante. Certo, sapevamo che la citta' e' nuovamente una citta' vera, con tante persone, grande, ma non ci aspettavamo l'inferno metropolitano! Come ci ha detto un australiano, poco prima che partissimo da Auckland, a proposito del guidare nel suo Paese: "E' anche peggio della NZ". Arrivati in areoporto, abbiamo deciso di montare subito le bici e di pedalare verso il centro, in direzione dell'ostello e ci siamo resi subito conto che il luogo ricorda piu' NY che le citta' anche grosse della NZ. E poi e' stato spaesante, nuovi punti di riferimento, nuovi volti, nuovi suoni linguistici, tanti e diversi perche' qui l'immigrazione e' del tipo statunitense, un insieme di culture incredibile, dove ognuno ha il suo accento ben riconoscibile. Sydney ha circa 5.5 milioni di abitanti; veniamo da un Paese di ca. 4.5, dove la vita e' rilassata e ti senti coccolato quasi ovunque. Era ovvio che provassimo un po' di shock culturale... Datemi una leva... ...del cambio!!! Durante il faticoso tragitto nel traffico impazzito locale dall'areoporto all'ostello, ad Ale e' rimasta in mano una delle leve del cambio! quindi, visto che Sydney, come Auckland e altre citta' neozed, e' un po' come S. Francisco (con salite e discese ripide) abbiamo anche dovuto spingere per raggiungere la "sospirata oasi" in questo nuovo mondo di novita'. Come al solito, il viaggio in aereo ha anche danneggiato un po' la bici di gaia, percio' il primo posto da cercare sotto il caldo sole australiano e' stato, tanto per cambiare... un negozio di bici! risultato: bloccati qui senza bici fino a lunedi' sera! Giri Sia per arrivare in citta' che, poi, in questi due giorni, abbiamo visto un luogo che, dal punto di vista architettonico, non ci aspettavamo, con incredibili, lunghissime e piacevoli zone urbane dalle case basse vittoriane ed edwardiane, piccoli bistro', ristorantini e supermercati-vendo-tutto, accanto a superstrade urbane in stile, appunto, americano e grattacieli. E poi lei, ovviamente: l'opera house! la vela! lo straordinario edificio che ormai e' il simbolo forse del Paese, sicuramente quello di Sydney. Il mare, anche. Tante persone significa anche che si torna a vedere i poveri, l'emarginazione, che si e' usciti dall'idillio neozed di comunita' (in cui tutti i disabili lavorano in tutti i settori) per rientrare nella societa' classica individualista moderna e post-moderna. E uccelli ovunque, uccelli gia' orientali, pappagalli coloratissimi e bianchi con la cresta gialla e strani trampolieri al parco, tipo ibis, merli indiani, i grandi, bellissimi, pipistrelli della frutta e alberi, alberi, alberi, ovunque. Insomma, un'urbanizzazione che sta con la natura, anche se ormai un po' forzatamente. E vedeste le librerie! una ha addirittura vinto un premio! sono quasi sempre librerie-caffe', ma non come le nostre, queste sono davvero entrambe le cose, in edifici splendidi, a piu' piani, molto creativi e vissuti. Mardi-gras Siamo arrivati di venerdi'. Il giorno dopo era...martedi' grasso! non sono fuori, e' che qui c'e' una festa, piu' o meno sempre in questo periodo dell'anno, che si chiama cosi' forse perche', come per l'antico martedi' grasso, e' concesso il travestimento e lo stravizio. E' soprattutto una festa per gay e lesbiche, ma non perche' ci vanno solo loro, bensi' perche' e' per loro! il motto, sostenuto da tutta la citta', era "Nations united" e tutti, davvero tutti, si travestono o partecipano, aborigeni compresi, alla sfilata dei carri e alla festa che dura tutta la notte. La citta' e' completamente mardi-gras-crazy, vessilli ovunque, ristoranti con menu' speciali, copertura dei media, chiusure anticipate dei negozi. Colore dominante il rosa, ovviamente. Travestimenti tutti del genere trasgressione sessuale, etero e gay. L'alcol scorre a fiumi.Moltissimi gli orientali venuti apposta per l'occasione vista l'estrema apertura mentale della citta'. Gaia ha partecipato alla sfilata in pigiama. Quarantena Come in NZ, anche se un po' meno, anche all'aereoporto locale controllano seriamente cio' che fai entrare nel loro Paese. La conservazione della biodiversita' e la protezione massima contro possibili agenti patogeni estranei e' ormai un must. Anche a noi hanno controllato suole degli scarponi e gomme della bici. Notavamo che ad essere controllati con maggior severita' erano soprattutto le persone dal volto orientale e abbiamo capito poco dopo perche': vasi di conserve fatte in case da nonna Wu di ogni tipo uscivano da borse e borsette, intere valigie erano colme di prodotti orientali dei quali andavano vagliati gli ingredienti; abbiamo visto addirittura funghi, vietatissimi!!! La fila di chi dichiarava di avere qualche elemento/alimento sospetto e' appunto indicata con il termine: "Quarantine" e genera una coda ad hoc che puo' anche terminare in un laboratorio dove disinfettano o esaminano i "corpi sospetti". Noi abbiamo passato con grandi sorrisi il check! Shock igienico Citta' di scarti umani, citta' di scarti. La pulizia che caratterizza la NZ qui non c'e' piu' nemmeno negli ostelli e ce ne siamo accorti subito. I bagni pubblici, copiosi e sempre pulitissimi, quando non addirittura imbarazzanti per l'eleganza e il profumo che li caratterizzava sempre, scompaiono. Ne vediamo pochi, qui a Sydney. L'ostello, dopo i quasi sempre impeccabili neozed, e' poco accogliente, sporco, mal tenuto, sovraffollato; ci sono anche scarafaggi! sara' forse Sydney? o e' l'Australia tutta ad essere diversa? Comunque, decidiamo di spostarci in un altro che e' un po' meglio: ma continuiamo a rimpiangere il calore umano e domestico della terra dei kiwi. Cosi' e'. Check-in, aereoporto di Auckland. Il momento e' sempre delicato per noi ciclisti che non vogliono pagare extra per le bici. Chiamati al banco, la hostess, vedendo i pacconi di pluriball ormai esausti dopo i tanti viaggi, esclama: "Le bici non sono in una scatola", Gaia risponde prontamente: "No, non sono in una scatola". Pausa imbarazzata. Gaia riprende: "Sono nei pluriball con cui siamo arrivati". Il primo scambio di battute ha termine. Diversamente da tutte le altre volte, ci vengono poi pesati tutti i bagagli, tutti, anche quelli a mano che nascondono pesi insospettabili (come i funghi cinesi). L'hostess dichiara: "I vostri bagagli a mano eccedono di due chili il peso consentito" e aggiunge: "Il vostro bagaglio complessivo eccede di 6 chili" (Gaia gia' estrae il portafoglio, Ale si prepara ad un'estenuante disputa verbale in stile suk marocchino). L'hostess restituisce biglietti e passaporti e ci dice dove portare le bici. Gaia rimette via il portafoglio, Ale cerca qualcuno con cui contrattare... Adesso Ora sta piovendo, fitto; le previsioni non sono confortanti. Domani, altro giorno orfani delle bici; un uccello pero' canta il suo canto melodioso, la' fuori, da qualche parte... Abbiamo comprato l'enorme guida dell'Australia e ci prepariamo ad iniziare il viaggio. Voi, scriveteci. |
mercoledì 4 marzo 2009
Partenze
| Siamo tornati ad Auckland. Siamo tornati al sole caldo del nord. Pero' abbiamo lasciato l'isola sud, Nelson, una citta' dove vivere, davvero. Abbiamo lasciato i magnifici Malborough Sounds, dove abbiamo deciso di fare il nostro trekking e naturalmente ha diluviato! Abbiamo lasciato, di nuovo, anche la capitale, dove siamo giunti dopo una crociera (perche' in pratica quello e') sul traghetto che porta dall'isola sud a quella nord: un'uscita spettacolare dai fiordi che ti fa capire cosa stai lasciando. Abbiamo anche visto i delfini, questa volta bottlenosed, che nuotavano attaccati alla costa dei Sounds.Abbiamo scoperto qualche notizia in piu' sulla cultura maori nel bellissimo Te Papa, il museo a lei dedicato. Water, water everywhere... Una volta lasciato l'ostello dove avevamo riparato causa pioggia, abbiamo ripreso a pedalare, sempre sotto la pioggia battente. Quando pedali sotto la pioggia, in salita, non sai se stai sudando o se le cose impermeabili che hai addosso iniziano... a fare acqua... insomma, siamo arrivati a Murchinson fradici, appena in tempo per perderci l'ennesimo mercato dei piccoli produttori (non siamo mai riusciti a vederne uno!!! e dire che ce ne sono stati a mazzi!), ma per fiondarci nel big event della zona: l'agricoltural show. Trattavasi di fiera paesana d'altri tempi, con giostrine che da noi arriverebbe l'ASL e anche i NAS e pure i ROS (il paese delle sigle senza fondamento, il nostro), che faceva ricordare quelle che descrivono i nostri genitori, con in piu' esposizione di macchinari simil-agricoli d'ultima generazione (Toyotacabriotrattorino 4x4 che gaia e ale quasiquasi si compravano quandolebicidavanosegnidicedimento) e concorso latortamigliore, la tortapiubella, la conservapiubuona, laschiscettapiufiga, ilpomodoropiurosso, lazucchinapiuverde, laverzapiugrossa etc. Ma la cosa veramente particolare, era l'uomo che fischiava alle papere, ovvero il Dog and ducks show. Un uomo, forse un allevatore, aveva allenato un povero cane da pastore per far fare un percorso pazzesco a 6 povere papere con il solo fischio e l'ausilio di verga...non stiamo a descrivervi tutto il percorso, ma il finale consisteva nella divisione paperenere/paperebianche e inscatolarle in due contenitori diversi. Il cane si faceva un culo cosi'. Anche le papere non scherzavano. Ah, ovviamente c'era anche il concorso tosatura piu' veloce delle pecore. Non e ' indolore, per le pecore. Si capisce perche' si dovrebbe evitare anche di vestirsi con la lana, se vedete come sono le bestioline dopo il trattamento dal barbiere. Calzature culturali. Nell'ostello "fermi per pioggia" c'eravamo noi, una coppia di inglesi sessantenni e un'altra di ragazzi della supertecnologizzata Taiwan. Tutte e tre le coppie: ciclisti. Con un palmare ed un portatile gli orientali. Che sono arrivati pedalando sotto la pioggia in infradito! Si prosegue Forse a causa dell'amuleto ricavato da del legno lavorato dal mare, che Ale da qualche giorno ha appeso ad ornamento del suo manubrio, forse no, la pioggia ci perseguita anche nel tratto Murchinson-Nelson. Al bivio che avrebbe dovuto condurci a Motueka, cosi' come da programma, decidiamo invece di prendere la strada in salita. Nubi minacciose si profilano presto all'orizzonte per Nelson. Cosi', il proseguio della pedalata sara' caratterizzato da: acqua, dall'alto; freddo, attorno; vento, contrario; salite (una "sella" che e' in pratica un piccolo passo che pero' non avevamo previsto, a ca. 800 m.). Ma uno splendido all'arrivo in quel di Nelson con un sole incredibile che ci permette di avere le scarpe miracolosamente asciutte. Per la cronaca, appena cessata l'acqua, avevamo deciso di fare la sosta per rifocillarci e ...strizzato le calze che Gaia ha appeso al filo spinato del campo li' davanti! Buona notizia, cattiva notizia Indonesia, Sumatra: Una tigre di Sumatra, in via di estinzione, ha divorato un tagliatore illegale di legno. Indonesia, Sumatra: Un tagliatore illegale di legno e' stato divorato da una tigre in via di estinzione. Ogni tanto spunta qualche notizia dagli esteri, nella selva di notizie superlocali dei quotidiani zonali. Cozze. Siamo stati pure ad Havelock per pagare il tributo alla divinita' locale: la cozza verde. Trattasi di supercozza verde (circa 10 cm) col bordo interno turchese o smeraldo a seconda della luce. A vedersi uno spettacolo, ma a mangiarsi anche di piu', dice Ale. Che infatti se ne e' scofanato una padella (vengono servite direttamente nella pot dove cuociono), al vino bianco e blue cheese. Il cartello che accoglie i viaggiatori all'arrivo nell'amena localita' e' proprio: Havelock, capitale mondiale della cozza verde. Ultimo tratto di strada Il tratto che va Nelson a Picton e' particolarmente irto, ma spettacolare perche' segue l'orografia dei Malborough Sounds: la vegetazione e' ormai completamente cambiata, ritornando ad essere contraddistinta dai pini che dal mare salgono fino alle vette delle alte colline. Gli alberi di felce gigante sono ovunque, cosi' come le cicale che non danno tregua, un suono davvero forte mai sentito cosi' nemmeno in certi luoghi dove pure ancora le cicale vivono, dalle nostre parti. Le cicale dell'isola sud sono del tipo Amphipsalta zelandica, cioe' una specie che c'e' solo qui. Da Picton, abbiamo scelto di fare una piccola camminata di due giorni nel tanto decantato Queen Charlotte Track: un'esperienza meravigliosa di sentiero nella rigogliosa vegetazione locale, rovinato un po' nel secondo giorno, causa pioggia battente. Birra, e sai cosa bevi: dedicato a Luca e Milto. La NZ e' costellata da piccoli birrifici artigianali, alcuni direttamente testati in situ. Menzioniamo qui velocemente (e caldeggiamo il tasting in loco, of course): Dux de Lux, a Christchurch, il locale e' splendido e la birra veramente ottima; Speight's, a Dunedin, il birrificio e' in un locale di fine ottocento con bar annesso e si sta tra le botti e le cisterne dove viene prodotta la birra, questa e' stata tracannata piu' che bevuta perche' provenineti da giornata in bici, il giudizio ottimo potrebbe essere falsato dalla sete; Monteith's, a Greymouth, forse un po' deludente pereche' manca di corpo (ma va giu' bene); West coast brewery and co., in particolare la Green fern, totalmente biologica a Westport, ottima la birra e come etichetta la felce nazionale, accattivante; Mac's a Wellington (trasferitasi da Nelson), il locale e' meraviglioso, un tipico stabile portuale dei primi del novecento, al primo piano si vede l'interno del birrificio con lavoratori in azione, la birra e' veramente buona, particolare molto profumata, si sente tantissimo il luppolo e hanno una grafica da premio (Gaia voleva prendere tutte le etichette...); Founder's organic brewery a Nelson, in un parco meraviglioso, lontano dal traffico e con le swamp hen che circolano liberamente e con un ristorante annesso che sostiene lo "slow food", la birra e' ottima. Va menzionata la Speight's dark per la sua incredibile dolcezza!!! La Speight's e' un po' il simbolo e l'orgoglio nazionale. Tutti i birrifici producono almeno tre o quattro tipi di birra. Noi ci siamo concentrati sulle 'lager' e le 'ale', voi vedete cosa preferite. Quello che vi avevamo taciuto. I primi giorni dopo il nostro arrivo, forse lo ricorderete, sono stati particolaremnte difficili a causa del mancato arrivo e dell'attesa per la sorte delle bici, del jet lag etc. Quello che non sapete e' che la mattina della partenza per Wellington, quando dovevamo prendere il treno e dunque uscire piuttosto presto o comunque molto prima dell'apertura dell'ostello, siamo rimasti chiusi fuori dalla nostra stanza. Immaginate le urla, soffocate solo a causa dell'ora presta, di Ale. Non ci siamo persi d'animo e, mentre Ale urlava imprecando contro gaia percheeeracolpasuaeadessocomefacciamoseiunadeficienteetc. la succitata gaia (vedendo ale che stava tentando di salire su per la grondaia fatiscente) si ricordava di aver visto l'omino dell'ostello prendere una scala (ladder) e quindi suggeriva all'incazzato ale che forse avrebbe potuto usarla per raggiungere la finestra della stanza posta al secondo piano, ma miracolosamente lasciata aperta (per cambiare aria) da gaia che cosi' si e' salvata la chiappe. Insomma, si prende la scala, pesantissima (e dire che l'omino la gestiva da solo!), la si porta sotto la finestra della stanza in questione, la si allunga un po', ale la scala (e' o non e' una scala?) e poi con scatto da Smigol/Gollum (piu' Gollum che Smigol) si issa con la forza bruta delle braccia foraggiata dall'incazzatura verso la finestra, che poi apre del tutto, scomparendo all'interno, come inghiottito da un misterioso gorgo. Ricompare, questa volta dalla porta, con la faccia stravolta dalla rabbia, ma visibilmente sollevato. Insomma, poi il treno l'abbiamo preso. Due settimane dopo gaia perde il bancoposta. Cosa abbiamo capito dei neozelandesi. Dalla nostra particolare e breve e parziale esperienza possiamo dire che i "kiwi" sono accoglienti e ospitali, gli piace conversare e sono curiosi delle opinioni di noi stranieri, sono molto fieri della loro terra e orgogliosi e conservatori rispetto alle loro specie autoctone e uniche, da qui l'odio "sfrenato" per l'opossum australiano (tipo per un leghista i rom) che divora e minaccia la biodiversita' neozelandese. Va detto pero' che ce l'hanno portato loro e che hanno contribuito al disboscamento per favorire il pascolo: solo il 6% della foresta originaria e' rimasto intatto! Ricordiamo, uno per tutti, un anziano che ci ha avvicinato per fare un po' di conversazione, mentre stavamo per addentare un panino sulla strada; ci ha visto, forestieri, sulla panchina del suo paese e gli e' venuto spontaneo venire a darci il suo benvenuto, a scoprire chi eravamo e a raccontarci chi era lui, un bel vecchietto dagli occhi azzurri. In macchina, pero', il neozelandese si trasforma, diventando uno stressato e frenetico milanese qualunque. Le cose negative non mancano, ovviamente. Ad esempio, l'acqua non sempre e' potabile, alle volte e' necessario farla bollire e la raccolta differenziata e' di gran lunga peggio di quella romana e milanese: o non c'e' o e' quasi insensata (e' molto agli inizi). La storia maori e' quasi del tutto sepolta. Abbiamo scoperto che la madreterra si chiama Papatuanuku, mentre il padre celeste e' un certo Ranginui e la forza della vita ' un tal Mauri. Nella lingua maori il termine 'placenta' e' lo stesso di 'terra' e si dice Whenua. Il calendario lunare e' quello che consentiva alle differenti tribu che componevano le genti maori di regolare la quotidianita' in sintonia con la natura e si chiama Maramataka. Il proverbio che riassume la loro cultura e' "Cio' che e' dato dalla terra dovrebbe tornare alla terra". Un altro da cui vorremmo e dovremmo imparare dice: "Le tre cose piu' importanti nella vita? Le persone, le persone, le persone". Cosa ci siamo persi La regione del Tongariro e di Rotorua che anche solo passando in autobus e' affascinante, con le sue montagne, i suoi canyon e i suoi laghi, le terme e le acque solforose. I ghiacciai della west coast, i Doubtful e i Milford Sounds, il mitico Abel Tasman N.P. Certo, molto altro ancora. ma qualcosa va lasciato al prossimo viaggio, nostro o vostro. Gli animali che non volevamo incontrare Le pestifere sandflies il cui morso dura per giorni e giorni e le pulci d'acqua che hanno costretto ale a ritrasformarsi in Gollum, restando seduto sulla spiaggia in una postura innaturale. |
Iscriviti a:
Post (Atom)