giovedì 14 maggio 2009

Gaia ed Ale



Per tutti quelli che...non vedono l'ora di vederci....
un abbraccio

Gaia e Ale

sabato 9 maggio 2009

Operazione platypus

Il viaggio continua
Arriviamo a Mackay (pronuncia mackay!) col buio, tutto chiuso perche' e' domenica e la gomma anteriore di Alessandro a terra. Forse un record infranto, bucare sul bus!
La luce del mattino ci mostra una cittadina piacevole, con un lungo fiume abbellito da una passeggiata su passerella in legno con tanto di panchine all'ombra. Il posto e' vivace e soprattutto vissuto, senza vagonate di turisti.
Ha numerosi edifici art deco che visitiamo in uno splendido pomeriggio di sole, le costruzioni vanno dall’interessante, stile Metropolis, al kitch.

Crisi vocazionale dei postini nel Qeensland
Apprendiamo come al solito dalle news locali che mancano postini nel QLD; molti di loro infatti hanno deciso di abbandonare la professione a causa dei ripetuti incidenti sul lavoro: dal piu’ classico attacco del cane da guardia, ai piu’ locali incidenti stradali (pare che la gente non li veda, presa come e’ dalla fretta di andare al lavoro), fino ai piu’ singolari morsi di serpente che trovano spesso nelle fantasiose cassette della posta (l’ultima casella vista era fatta con un cono stradale segnalatore!).
Altri sono deceduti nell’adempimento del proprio lavoro.

Beh, insomma, adesso non ce ne sono abbastanza. Del resto, un giorno ne abbiamo visto uno che distribuiva la posta lungo una strada secondaria che percorravamo. Devono coprire distanze enormi a causa dello sprawling urbano, case unifamiliari per km e km dal nucleo del paese. In alcuni casi, quello visto non scendeva neppure dalla macchina, che non era di servizio…

Pioneer Valley
E’ il nome della meravigliosa valle che da Mackay porta allo Eungella N.P. La prima parte di strada attraversa km e km di canna da zucchero (rifugio del temibile taipan); ci sono moltissime case multicolore in stile queenslander. Ci dicono che quando tagliano la canna ci sono stormi di pappagalli che, ebbri di zucchero, cadono sulla strada. Noi siamo attaccati (Ale) da un uccello locale, la magpie, dal quale pare ci si possa difendere solo andando in giro con un ombrello aperto o (tenetevi forte) una bandierina sulla testa! C’e’ anche un cartello che avverte: “swooping magpie”.
Poi alla fermata ad una locale toilet, troviamo (Gaia) invece altri animali: Tirando la carta igienica, questa sembra incastrata; Gaia la tira di piu’ e scende una goccia d’acqua, pensa che sia l’umidita’ della notte, tira di piu’ e scende una rana, ma la carta igienica ancora non esce; tira un’altra volta e un’altra rana penzola dalla carta stessa! Quel che e’ troppo e’ troppo e Gaia si alza dalla WC chiamando rinforzi (Ale).

Finch Hatton Gorge Cabins
La seconda esperienza di lavoro volontario che decidiamo di fare ci porta nel luogo di cui sopra, una meravigliosa casetta ai margini del parco nazionale, per raggiungere la quale guadiamo piu’ volte il locale torrente (in questa stagione e’ solo di pochi cm, arriva sopra la caviglia).
Ad attenderci ci sono Tracey e Steve, una simpatica e affiatata coppia che gestisce alcuni chalet e che sta per aprire un caffe’-ristorante.

Ci sono un sacco di animali: un cavallo, le galline che volano, due vecchi cani, dei topi, un pappagallino in gabbia e due pitoni! Immaginate quale tra queste povere bestioline viene data in pasto ai due pitoni. Nella notte arrivano anche dei piccoli marsupiali che sono trattati alla stregua dei topi (trappola con avocado). I pipistrelli della frutta (uno di loro si appendera’ alla doccia!) e vari ragni e ragnoni completano il quadro notturno. Ale e’ forzato ad accettare la foto mentre regge un pitone, rassicurato da Steve con queste parole: “Morde raramente e comunque non fa piu’ male del morso di un piccolo cane”.

Durante tutte le giornate lavorative si possono ammirare le splendide farfalle Ulisse, simbolo di questa valle, di un blu che pare dipinto e irreale.
Nonostante stiano per aprire un locale, Tracey non ama cucinare e dopo aver assaggiato il primo piatto italiano da noi cucinato, ci spalanchera’ la sua cucina per tutta la settimana, con grande gioia e soddisfazione sia nostra che loro. Ad Ale viene offerto anche il posto di cuoco. Ci offriranno anche la macchina (che pero’ rifiutiamo).

Anche il lavoro ci da’ grandi soddisfazioni: risistemiamo completamente il giardino che circonda il ristorante, dall’esterpazione di erbacce alla piantumazione e copertura con uno speciale terriccio antierosione.

Incontriamo anche dei loro amici e dobbiamo dire che il ritmo tenuto da Steve e’ invidiabile: con tutti beve rum e coca (anche la sera a cena) e fuma marijuana nella sua speciale pipette che passa a tutti (noi, come Bill Clinton, non aspiriamo), ma il giorno dopo e’ sveglio come noi alle 6,00. Di professione fa il sunshine miner, cioe’ il minatore in una miniera all’aperto.
Durante uno dei nostri pomeriggi liberi, “ascendiamo” alla locale montagna per arrivare quasi alla sorgente del fiume, dove f acciamo il bagno in una splendida polla di acqua gelida. Tempo di permanenza in acqua: pochi secondi.

A tutti dispiace molto la separazione dopo una settimana intensa e, per quanto ci riguarda, ci siamo sentiti un po’ a casa (nonostante anche qui il bagno fosse in stile queenslander…).

Operazione platypus
I piu’ curiosi tra voi avranno gia’ scoperto che il platypus altri non e’ che l’ornitorinco, che in questa zona e’ facilmente avvistabile.
Lasciati Steve e Tracey, ci dirigiamo verso lo Eungella N.P. (pronuncia “ia’nghella”, in lingua aborigena locale: “la terra delle nuvole”); sono solo pochi km, gli utlimi dei quail consistono in una salita che tutti quelli che incontriamo insistono a definire very steep! E infatti incontriamo un cartello che lo prova: attenzione pendenza media del 12% per 5 km!
Impiegheremo un’ora per percorrerli.

In cima il tempo e’ completamente diverso: siamo a poco piu’ di 1000 msl, fa freddo, tira vento e piove! Ma noi siamo qui per il platypus e nulla ci puo’ fermare. Causa tempo inclemente siamo costretti ad alloggiare in un bungalow, dove possiamo cucinarci un ottimo risotto con la zucca davanti al camino (acceso!). Nonostante cio’ gustiamo un ottimo gelato artigianale ai gusti di rum e uvetta e cioccolato, mentre scorre il docufilm Un Leone chiamato Christian la cui visione consigliamo caldamente.

Nel pomeriggio, dalla piattaforma di avvistamento vediamo il nostro primo ornitorinco: che emozione! Non siamo pero’ soddisfatti e, percio’, torniamo la mattina dopo quando ne vedremo cinque emergere, nuotare e immergersi. Sono davvero carini e per nulla buffi, sanno il fatto loro, vengono a galla qualche istante e poi si rituffano con destrezza a caccia di crostacei che individuano grazie a un sistema di rilevazione dell’elettricita’ emanate dal movimento delle loro prede. Ricordiamo che sono mammiferi col becco d’anatra, la pelliccia da castoro e che danno vita a cuccioli che escono dalle uova e vengono poi allattati. Vediamo anche dei meravigliosi martin pescatore blu cobalto sopra e arancione sul petto.

Possiamo ritenerci soddisfatti e affrontare cosi’ la discesa da crampi alle mani per le frenate.

Pensionati in Australia
Lasciato il Parco Nazionale, passiamo la notte presso il campeggio di Mirani dove approfondiamo la comprensione delle dinamiche migratorie dei pensionati australiani, scambiando con loro alcune parole. Ci spiegano che molti di loro vendono la casa, acquistano un camper e iniziano a girare l’Australia senza mai piu’ avere, in alcuni casi, un domicilio fisso. Questo consente poi a molti di risparmiare sull’affitto o il mantenimento della casa.
Ci consigliano l’acquistano di ricetrasmittenti per comunicare con i camionisti sintonizzati sul canale 40.

Bloomsbury
Scegliamo di raggiungere Bloomsbury, meta del nostro attuale volontariato, per una strada secondaria tra le colline dell’Eungella N.P. Non c’e’ quasi nessuno a parte alcuni reduci dal festival della luna di inverno (un festival musicale che si tiene in mezzo alla foresta) e un ex hippy (assomiglia a un gallico, stile Asterix) che ci dice: “Dovete avere un forte spirito libero per girare l’Australi cosi’ in bicicletta… sono fiero di voi: benvenuti nella nostra meravigliosa Australia”. Parte della strada e’ uno sterrato tra la foresta.

L’incontro piu’ emozionante e’ forse quello con un’altra specie di pappagalli (forse si chiamano red long tailed cuckatoo) dal suono primitivo simile ad un barrito di elefante; hanno il corpo nero, le piumone sulla testa e un lunga coda con le piume rosse.

Arriviamo da Avinash (il nome e’ il risultato di un viaggio in India, ma lei e’ di origini neozed) e John dove ci aspetta l’ennesima salitona per arrivare nella loro splendida casa (dove pero’ WC e doccia lasciano mooolto a desiderare…) con una terrazza con vista sul bush e sull’oceano mozzafiato. Lavoreremo qualche giorno in attesta di ripartire per il nord. Qui si mangia bene ma il cibo e’ razionato e a Mr Tuffy questo crea grossa crisi… e dire che era partito con l’intento di imparare a digiunare!

E chi se ne frega
Riprendendo la vecchia rubrica del giornale satirico Cuore riportiamo imperdibili notizie del nostro viaggio.

Di tanto in tanto riusciamo a trovare marmellate fatte in case particolari o a gusti esotici: mangiata ricercatissima marmellata di karkade', diremmo introvabile alle nostre latitudini, marmellata di lichi anche questa estremamente difficile da trovare e marmellata di boysenberry una delle bacche di cui e' ricca questa parte del mondo. Tutte hanno allietato le nostre colazioni mattutine.

Si e' rotta la sveglia che avevamo con noi,nel senso che segna l'ora ma ha smesso di suonare. Finalmente scopriamo l'utilita' di avere il cellulare.

Passata lapide commemorativa, con tanto di segnale (historical place) sulla Capricorn Hwy, di tale Maggiore Mitchell che ricorda la prima esplorazione con successo (?) di un europeo nell'area del fiume Boyonde nella contea di Jericho (!). Anche Alessandro si ferma a rendere omaggio a tale impresa...

Mangiamo le famose pies al Pinnacle Pub sito nell’omonima fazione lungo la strada della Pioneer Valley

Soffriamo molto l’escusione termica, circa 20 gradi tra il giorno e la notte nell'outback.

lunedì 4 maggio 2009

Alfa e dintorni

Arrivati a Gladstone scopriamo che c'e' un treno che la sera stessa va ad Alpha, distanza km 600 circa, tempo di percorrenza 10 ore. Il successivo e' dopo quattro giorni, decidiamo percio' di prenderlo perche' non possiamo pedalare sia all'andata che al ritorno, ci porterebbe via troppo tempo e per Gaia il tempo e' denaro, da spendere...

Alpha e' una minuscola cittadina in pieno outback, lungo la Capricorn Hwy.

Passiamo la giornata tra il parco (dove Ale monta il nuovo copertone e il famoso Mr. Tuffy, si scrive cosi'!) e la stazione dove, dopo la festa salsicciaiola e il treno storico a vapore per l'anniversario del Queensland, non c'e' un anima.

Controlliamo la mail. ma non c'e' nessuna risposta da parte di Paola, il nostro contatto per fare volontariato presso una fattoria locale. Le mandiamo percio' un messaggio per farle sapere che la mattina seguente arriveremo alla stazione di Alpha e che se nessuno verra' a prenderci pedaleremo fino a loro.

Kerand
In Australia possiamo fare quello che in NZ ci era impedito da un cavillo legale, ovvero i lavoratori volontari presso alcune tenute. La scelta e' molto difficile, ma ci piace quella descritta a Kerand a 50 km da Alpha perche' sembra gestita da un gruppo di amici, tra cui un bimbo di 8 anni, esperti in riciclaggio e produzioni biologiche, finalizzata all'autosufficienza: sembrerebbe una comune degli anni '70, lontana dalle sirene del consumismo. Per noi il mito dell'autosufficienza e' gia' crollato dopo i primi mesi di pedalate; curiosi di trovarne traccia, attendiamo fiduciosi il treno.

Quel treno per Yuma
Il treno arriva in ritardo di un'ora, e' vecchiotto e le cuccette sono tutte prese (anche se Ale voleva comunque risparmiare...); per fortuna il vagone posti a sedere e' semivuoto e si dorme su due sedili. La carrozza ristorante e' pero' molto fornita e accogliente e l'alba, come al solito, arriva presto e veloce e la fame giunge con i primi raggi.

Arriviamo ad Alpha dopo km di cio' che noi europei definiremmo nulla: l'outback, km e km di alberi sparsi, cespugli, rilievi, fiumetti, billabong, canguri e strani uccelli che vivono qui, tra cui i bustards. Sono questi simili agli emu' ma piu' piccoli e con un parruchino nero in testa; pur essendo enormi volano, anzi sembrano essere i volatili piu' grandi al mondo che volano. Ogni tanto la strada, la Capricorn Hwy, vuota per lo piu'.

Ad Alpha gli unici a scendere siamo noi. Il treno riparte. Nessuno ad attenderci, nonostante il ritardo.

E' domenica e tutti i negozi sono chiusi. Dobbiamo assolutamente rifornirci di acqua e di cibo prima di cercare la strada che ci portera' a Kerand. Sono solo 50 km, ma nel nulla sterrato australiano.

L'emporio della pompa di benzina ci rifocilla e compriamo anche le piccole provviste che cerchiamo di avere sempre con noi. Il tanicone di acqua piovana lo troviamo poco lontano. Chiediamo indicazioni per Kerand (non sappiamo se sia una frazione o cosa) e andiamo.
Un local ci disegna una mappa che sembra apparentemente dettagliata e facile da seguire. Si parte.

Campeggio libero in proprieta' privata
La strada si rivela una pista dove oltre alle nostre due biciclette incontreremo solo due macchine e mandrie di mucche in liberta'. Il fondo e' molto sconnesso, ogni tanto sabbioso o estremamente sassoso o di terra battuta rossa con misteriosi brevissimi tratti asfaltati. Ogni 5 km c'e' una grid, sbarre di ferro sopra un piccolo fossato che ti costringono a smontare dalla bici. Delimitano le zone di pascolo e impediscono alle mucche una circolazione “promiscua”.

Le mucche si spaventano al nostro arrivo e, dopo averci guardato stupite, iniziano a correre all'impazzata, spesso tagliandoci la strada o “gareggiando” con noi fino a quando non scompaiono nel bush. Alcuni tori spaventano Gaia perche' sembrano sbarrarci la strada e solo all'ultimo si scansano. Animali piu' esotici ci fanno fermare per ammirarli: emu', bustards, trampolieri (cranes), canguri...

Dopo alcune ore e 40 km arriviamo a un trivio: a sinistra il cartello Kerand west, a destra il cartello Kerand, dritto la strada sembra continuare. A Kerand West e' visibile una proprieta' il cui cognome corrisponde a quello da noi cercato, mentre Kerand conduce a un cancello chiuso oltre il quale non sembra esserci una strada. Quello che noi crediamo essere il numero civico non coincide. Decidiamo di andare verso la proprieta' che vediamo per chiedere informazioni, ma non c'e' nessuno. Mangiamo, perche' le decisioni sagge non si prendono a stomaco vuoto. Dopo la sosta vicino al recintocontenimentobestiame, l'unica cosa a cui possiamo appoggiare le bici da quando abbiamo lasciato Alpha, scegliamo di proceder diritti a caccia del fantomatico numero civico in nostro possesso.

La strada, se possibile, peggiora e sembra andare verso il nulla. Dopo 10 km, un camion arriva nella direzione opposta. Lo fermiamo. Il guidatore ci dice che dobbiamo tornare indietro. Inizia a venirci l'ansia perche' il tramonto e' sempre piu' vicino. Tornati al trivio, Ale scarico va, riluttante, in avanscoperta mentre Gaia attende speranzosa il ritorno del proprietario di Kerand West.
La ricognizione da' esito negativo: 5 km percorsi e nessuna traccia di vita umana. La pista oltre il cancello sembra impraticabile. E' ormai il tramonto e decidiamo percio' che chiederemo di piantare la tenda nel giardino della casa, non appena arrivera' qualcuno.

La luce della sera e' magica, come l'apparizione di un serpente che attraversa tranquillo la strada e di due cavalli neri che a Gaia paiono di buon auspicio...

Quasi buio e nessuno torna. Altra decisione da prendere: piantare o no la tenda senza il permesso del proprietario? Ancora una volta, decidiamo prima di cenare con le nostre piccole provviste e l'acqua presa da un rubinetto esterno della casa (la nostra e' ormai finita), per attendere ancora un poco.

E' ormai notte australiana quando perdiamo la speranza che qualcuno torni. Piantiamo la tenda sotto un cielo pieno di stelle che arrivano fino all'orizzonte e accendiamo per la prima volta, una luce di emergenza di 12 ore affinche' il proprietario, al suo rientro (Gaia continua a credere che qualcuno tornera') possa leggere il biglietto che gli lasciamo sul cancello. Andiamo a dormire tranquilli grazie al rustico cancello che pero' ci fa sentire piu' sicuri.

La mattina, ci svegliamo ancora soli e dopo una piccola colazione, prendiamo la grande decisione: varcheremo il cancello Kerand in cerca della proprieta' di Paola e amici.

Nel bush
I 10 km che ci separano dalla meta sono durissimi e ci costringono a spingere piu' che pedalare. A meta' strada lasciamo i nostri bagagli tra i cespugli. Seguiamo la pista grazie a una flebile traccia di pneumatico. Ale inizia a credere di essersi perso, Gaia e' insensatamente ottimista e sostiene che al terzo cancello, come nelle fiabe, troveremo la casa nel bush.

Poco oltre il terzo cancello e l'ennesimo bivio ci rendiamo conto di essere finalmente arrivati. Quando ci presentiamo alla sua porta, Paola esce stupita accogliendoci con queste parole: “Ma avete una cartina cosi' dettagliata?”

Ale: “Non abbiamo nessuna cartina!”

Paola: “Come avete fatto allora ad arrivare qui?”.

Appunto.

La proprieta' si rivela essere cio' che resta di un'utopia che, in quanto tale, non si e' mai realizzata. E' piena di relitti di auto e di altri veicoli agricoli arrugginiti. Di fatto, vivono qui, grazie al reddito proveniente dall'allevamento di bestiame, una coppia e il loro ultimo figlio (una sorta di Huckleberry Finn). Il loro grande orto non c'e' piu', spazzato via da un allagamento; ne hanno solo due piccoli che non bastano all'autosufficienza di cui si parlava. Tutto e' estremo come l'ambiente: la doccia, il WC, la zona cucina, gli spazi dove dormire.

Ci sono sagome, nella notte, nell'aia: sono due canguri, buffissimi a vedersi al buio. C'e' anche uno strano insetto (angel beetle) che, quando lo catturi e lo tieni nella mano, emette un suono che pare un campanellino.

Lavoreremo duramente per alcuni giorni, dividendoci tra la cucina, l'istruzione del bimbo, la ricerca dell'erba blu. Condivideremo questa esperienza con altri due ragazzi tedeschi e, con loro, il senso di isolamento e anche un po' di prigionia (ti sembra proprio di non potertene andare). E' grazie a loro che abbiamo potuto mandarvi alcune foto. Nessuno ci accompagnera' nemmeno al ritorno e l'effetto-pista sara' un taglio nel copertone di Gaia.

Le nostre competenze culinarie (su cucina in ghisa a legna) ed educative (immaginatevi fare lezione a un bimbo isolato per nove anni dai suoi coetanei e che ha a disposizione una moto e un cavallo) sono state messe alla prova e ci sono servite.

Resteremo in contatto con Paola anche per cercare di sollevarla dall'isolamento.

Di nuovo in sella
Vogliamo pedalare i 250 km circa che ci separano da Emerald. La prima notte la passiamo percio' ad Alpha che, nonostante le dimensioni, ha un bellissimo campeggio, dove i galah (pappagalli rosa e grigi) volano in stormi e vengono a nutrirsi a terra. Nella camp kitchen incontriamo alcuni camperisti australiani che raccontano delle loro avventure nell'outback, stimolati dalla presenza di due ciclisti stranieri. Uno riferisce di aver incontrato un uomo in pieno deserto che camminava con soltanto il camel-back per l'acqua e un secchio con una bottiglia di rum dentro. Quando gli ha chiesto se voleva un passaggio, il camminatore gli ha risposto: “No grazie, mi sto godendo la mia camminata”. Al che il camperista ha incalzato: “Ma per altri 400 km non c'e' nulla!” L'uomo ha proseguito il suo cammino. Conosciamo un'altra coppia di camperisti con i quali scambiamo anche gli indirizzi.

La prima tratta di Capricorn Hwy e' intensa: superiamo il Drummond range, pedaliamo quasi soli nell'outback e restiamo senza acqua giusto arrivati nel paese dove fare la nostra sosta. Un paese di quattro case, dove non c'e' nessuno a cui chiedere se il rubinetto che vediamo e' di acqua potabile. Facciamo tappa nel campeggio di Willows Gemsfields, una zona mineraria dove si trovano zaffiri (le case espongono cartelli per chi li vuole acquistare) e altre pietre preziose.

Fossicking
Gaia si entusiasma per questa parola australiana che indica l'attivita' di ricerca delle pietre preziose mentre si vaga nel bush spaccando pietre a caso.

Il campeggio non e' niente di che, ma vende tutto cio' di cui abbiamo bisogno. La notte, poi, sentiamo gli ululati dei dingo: una grandissima emozione (ad essere dentro il campeggio!). Nei bagni c'e' un cartello che avvisa di chiudere il coperchio del WC perche' altrimenti le rane e gli insetti ci vanno dentro e poi perche' cosi' si vede se ci sono serpenti arrotolati al tubo di scarico!!!

Vediamo, per la prima volta, le green tree frogs, un tipo di rana che si arrampica come un geco sui muri.

La mattina dopo colazione c'e' un tentativo di accattonaggio da antipodi: prima si fanno avanti due gazze locali, che saltellano intorno al tavolo, poi due pappagalli arcobaleno, piu' spavaldi, si posano sul tavolo e guardano nella borsa aperta di Ale cercando poi di aprire col becco un sacchetto. Il cibo e' sacro per gli Ziliani e dunque nulla puo' impietosirli, nemmeno un parrocchetto!!!

Fast travel
La strada che si avvicina ad Emerald e' coltivata a sorgo rosso e i campi sono davvero vangoghiani a vedersi. Arrivati in citta', prenotiamo per il giorno dopo un bus che ci portera' nuovamente sulla costa, a Mackay.

In 5 ore copriremo una distanza che altrimenti impiegheremmo tre giorni a pedalare.

Si lascia la Capricorn per la Gregory hwy (come Peck) fino a Clermont, dove ci sono dei rilievi simili a quelli incontrati alle Glass House mts: la strada e' splendida, ma questa volta ce la godiamo dal finestrino. La Peak downs hwy ci portera' fino a Mackay attraversando una zona mineraria (carbone) che ha la miniera piu' grande, Coppabella, dal nome simile a quello di un gelato. Il carbone e' il ventre della terra e infatti le montagne sono violate. La ferrovia, qui, e' solo adibita al trasporto del minerale. Vediamo km e km di vagoni trainati da tre locomotive. Passiamo per Nebo, vicina a Glenden una cd. citta' aperta, creata dai proprietari della miniera e poi data in “gestione” allo stato, la prima ad essere stata pensata anche per le persone disabili.

Arriviamo a Mackay e, acquistati alcuni pezzi di ricambio e pulite le bici in condizioni pietose dopo il ripetuto fuoristrada di Alpha, telefoniamo ad un'altra famiglia dove continuare l'esperienza del volontariato.

Il giorno successivo partiamo alla volta di Finch Hatton gorge. Vogliamo assolutamente vedere il platypus!

PS Si ringraziano il SSIF e Pietro e Maria per le luci di emergenza!

lunedì 27 aprile 2009

Piccola anticipazione

Eccovi alcune immagini del posto (50 km di pista sterrata in pieno bush ad ovest di Alpha) dove abbiamo fatto i volontari per alcuni giorni! A presto!

Potete ammirare: la cucina della casa che ci ha ospitato e due compagni di strada...




sabato 25 aprile 2009

Alpha

Delle poche immagini del terremoto quella che ci resta di piu’ e‘ la vecchina estratta viva e vegeta dopo molte ore, che rivela di aver fatto l’uncinetto tutto il tempo. Attendere e digiunare forse sono le cose che ha fatto tutta la vita. Per la sua serenita’ e dignita’ la invidiamo.

L’altra immagine che, purtroppo, e’ arrivata e’ quella del faccione di Berlusconi con il caschetto da pompiere stile Twin Tower. Sproloquiava: fortunatamente le parole non erano nel servizio. Oltre a questa e ad altre catastrofi, pensiamo sempre anche a quelle forse piu’ piccole, ma non meno importanti, di quelli che conosciamo.

Allagamenti
Qui le piogge sono continuate causando seri problemi in molte parti della East Coast, rallentando cosi’ anche la nostra marcia.

Abbiamo sperimentato cosa vuol dire pedalare in autostrada sotto l’acqua durante il rientro pasquale e non ci e’ piaciuto. Inoltre la Bruce Hwy continua a non avere per molti tratti la corsia di emergenza e ci appare sempre piu’ pericoloso percorrerla. E' piena di lapidi in ricordo dei morti in incidenti. Decidiamo percio' di fare strade alternative ogni volta che e’ possibile.

A Pasquetta pioveva cosi’ tanto che, prima, ci siamo dovuti rifugiare in un capannone/garage di una casa sulla strada e, poi, abbiamo seguito la deviazione per l’altisonante Hotel Yandaran, nel tentativo di non affogare nelle pozze che si stavano formando. Tutte le strade che percorriamo hanno la dicitura floodway, vorra’ pur dire qualcosa… L’hotel si rivela, per fortuna un semplice pub.

Quando ci presentiamo all’ingresso scroscia a doccia aperta al massimo. Gaia con il caschetto-grondaia pretende che sia Ale ad entrare a chiedere se c’e’ una stanza, dato il contesto estremamente rurale (spesso anche nel linguaggio poco comprensibile alle orecchie oxfordiane di Gaia). Ale appoggia la bici e riluttante fa il suo ingresso nel saloon dove tutti gli occhi, immediatamente, gli si posano addosso. Chiede se c’e’ una stanza e quanto costa, ma un avventore lo apostrofa cosi’: “C’e’ qualcosa che non va la’ fuori?” La proprietaria incrocia le braccia e prima di rispondere attende che Ale dia una risposta. Ale sente che dalla risposta potra' cambiare la disponibilita’ o meno di una stanza asciutta e calda e se la gioca cosi’: “Beh, oggi il sole e’ troppo forte per pedalare”. Grasse risate tra i presenti: la stanza e’ nostra!

La dicitura dell’hotel recita cosi’: Country pub… country atmosphere. La giornata si concludera’ chiacchierando con i clienti e i proprietari di fronte a una birra (loro molto di piu’) e uno di loro (gia’ il cappello era rivelatore) ci dice che lui non monta le bici, ma solo i tori!!! Sono simpatici e accoglienti, alcuni sembrano usciti da un film sulla caccia all’oro. Ci dicono che e' molto strano che piova cosi' tanto, che credono che abbiamo portato noi la pioggia e che questo e' bene! Dicono sempre che qui e' molto dry (asciutto), anche se noi di pioggia continuaimo a vederne e gli invasi son tutti strapieni!

L’itinerario, pioggia o non pioggia continua: Hervey Bay, Frazer Island, Childers, Bargara, Yandaran, Town of 1770/Agnes Water, Benaraby, Gladstone.
Ad Hervey Bay prendiamo il traghetto e con un giro organizzato di due giorni (che non ci ispirava e di cui ci pentiremo) partiamo alla volta della famosa Fraser Island, l’isola di sabbia piu’ grande del mondo (sapete ormai che l’Australia e’ la patria dei record…).

Si gira solo su piste di sabbia e solo con 4X4, alcune parti non sono praticabili nemmeno con il 4X4 causa sabbie mobili et simili. L’isola e’ incredibilmente rigogliosa perche’ ricca di acqua dolce, ma piena di dingo che a causa di turisti sprovveduti sono diventati molto pericolosi anche per gli esseri umani. E’ davvero un incanto specialmente per il suo entroterra e i suoi laghi. Visitiamo Lake McKenzie, dalle acque turchesi e dalla sabbia bianca perche’ al 99% di silice e Lake Wobby, verde smeraldo, posto accanto ad un’incredibile duna di sabbia.

I dingo sono bellissimi, ma ci fanno un po’ paura visto che si sono portati via anche un bimbo…

Hervey Bay ci rimarra’ per la bellezza del posto, la particolarita’ del comportamento delle balene (che non possiamo purtroppo vedere non essendo stagione) e per le sensazioni contrastanti suscitateci dal perfetto Mango hostel. Rispetto alle balene, pare che solo qui, dove non sono quasi mai state cacciate, vengano loro a fare human watching piuttosto che viceversa: restano fuori per meta’ a lungo per guardare chi le guarda, dicono anche per ore. Ci sono foto anche vecchie che lo provano. Quanto al Mango hostel, pur essendo piccolo, accogliente e pulito, con tutto cio’ che serve, ci ha trasmesso sensazioni negative, forse a causa dello strano proprietario che lo gestisce, una sorta di bastian contrario che, anche quando facciamo presente che all’isola non si puo’ fare il bagno causa squali, riesce a ribattere: “E’ cosi’ su tutta la East Coast, dipende dalla marea e poi con gli squali e‘ solo una questione di chance”.

A Childers, ci troviamo in un campeggio completamente preso da europei raccoglitori di frutta che rendono l’atmosfera simile a quella di un campo di minatori nell’’800, con gente abbrutita che si aggira per il bosco fumando ovunque. La dolcezza la troviamo nel rinomato localmente gelato Mammino’s allo zenzero e macadamia nut: squisito!

A Bargara andiamo a vedere se c’e’ ancora qualche tartarughino che deve prendere il mare, ma e’ ormai finita la stagione: li’ accanto, a Mon repos, c’e’ infatti una spiaggia meravigliosa dove nidificano le tartarughe. La zona e’ da ricordare anche perche’ e’ stata disboscata “grazie” al lavoro servile di isolani del pacifico ridotti in condizione di quasi schiavitu’ (cd. blackbirded). Un pezzo di muro costruito da quelle persone lo ricorda.

News
Dal sempre ricco di sorprese notiziario locale, apprendiamo che: a Pasqua il BBQ in spiaggia e’ un must per I locals, che ci sono degli skaters estremi che travestiti, diciamo, da supereroi (con tutino attillato e mascherina), si lanciano sulle strade, di notte, in discesa, sfidando e bloccando il traffico. Per loro si tratta solo di un nuovo sport, per il notiziario e’ un allarme sociale. Infine, che ci sono genitori che lasciano I figli soli nelle spiagge controllate dai bagnini e se ne vanno, anche per ore, a fare shopping: e’ definito il “fenomeno dei bambini abbandonati” (non sappiamo se sia solo pasquale).

Citta’ gemelle
Ebbene si’, esiste una citta’ che, nel delirio di rinominazione coloniale, venne battezzata “Citta’ del 1770” l’anno cioe’ della sua “scoperta” da parte del cap. Cook (sempre lui), a cui anche un rodeo e‘ dedicato. E’ minuscola ed attaccata ad Agnes Water, anche lei composta praticamente dal solo centro commerciale. Di fatto le citta’ sono le loro due spiagge. Qui ci si rompe la tenda.

Provaci ancora, Mr. Tuffy!
Un paletto della tenda ci si rompe in un modo mai visto, ma il nostro mr. Tuffy ama le sfide e armato del solito kit aggiustatutto tenta il colpo gobbo: nastro isolante, filo d’acciaio e un legnetto e’ la prima strada che percorre. Tempo di riparazione: 20 minuti. Tempo di durata: una frazione di secondo. Tempo di smantellamento della prima riparazione: 15 minuti. Ma l’animo tosto di mr. Tuffy mal sopporta la resa. Recuperato un nuovo legnetto ad arco e che pare piu’ solido, ecco che estrae le “manette americane” che con pezzi di camera d’aria e fascette di plastica andranno a comporre il nuovo accrocchio salva-tenda. Tempo di riparazione: 50 minuti (Gaia osserva ammirata e cronometra). Tempo di tenuta: resiste! La tenda, pero’, pare un teepee e non piu’ un igloo. Si spera solo che non piova…

Il giorno dopo, un esperto del settore ce la ripara, sostituendo il paletto rotto. Ci ripresenteremo da lui anche due giorni dopo con l’altro paletto rotto. Il suo commento sara’: “Keeps it interesting”. Noi useremmo un altro aggettivo!!!

Confusioni linguistiche
Lungo la strada immersa nella vegetazione che ci porta a Town of 1770, Ale ferma Gaia e, forse stordito dal continuo cambiamento di accenti, indicandole un uccello-lira, esclama: "Ha coda come uccello paradiso!" ricordando Boskov quando intervistato a fine partita esclamo': "Rigore e' quando arbitro fischia". Gli ci vorra' un po' per riuscire a rimettere insieme una frase di senso compiuto.

A Miriam Vale
Stiamo per ripartire, dopo una pausa nell'amena cittadina (un nulla di citta' davvero carino), quando ci si para davanti, mettendosi in mezzo alla strada, un americano che ci dice: "Ma dove state andando?! Vi ho superato molti giorni fa! Da dove avete inziato?" Quasi non riesce ad aspettare le risposte e continua con le domande ripetendo le risposte alla moglie, stupito. E' texano e prima di congedarci di benedice con il classico:"God bless you".
Pochi metri dopo, il copertone posteriore di Ale si apre, secondo Gaia proprio come quelli dei camion lungo la strada. Per fortuna da molti km portiamo con noi il vecchio copertone di Gaia che ora torna in auge...

Crocland
Grazie al vecchio copertone, raggiungiamo Benaraby, ormai in piena zona coccodrilli; anche al campeggio ce lo ricordano, aggiungendo che nel fiume che scorre li' accanto ci sono anche squali (?!) e percio' di non fare assolutamente il bagno. Peccato perche' il fiume e' magnifico e il luogo anche. La sera andiamo a fare la spesa nel classico emporietto di paese (che non c'e') e chiediamo se per caso non ci sia un negozio di alcolici (qui sono sempre luoghi separati); pare sia a dieci minuti di macchina. Diciamo che faremo a meno della birra visto che siamo in bici. Ma alla fine, sul bancone, accanto ai nostri acquisti, ecco che compaiono due lattine di XXXX, la birra locale. La signora ci dice di non dirlo a nessuno!

Varie
Le parole australiane continuamente ripetute sono: "No worrries" (che sostituisce it's a pleasure in risposta ad un grazie) e "I double check for you" quando una commessa o simili vuole mostrarsi particolarmente servizievole con voi; spesso si viene chiamati "Mate" che sostituisce indifferentemente Madam e Sir.

Ad es. l'autista del trek su Fraser Island dopo le continue richieste, anche contrastanti, di una turista, le dice:"No worries" e appena se ne va a tutto il bus dice:"Non ce la facevo piu', non ho capito cosa volesse!"
Altra frase che ci viene continuamente ripetuta dopo le domande di rito sul nostro viaggio e': "You must be fit!" (Dovete essere in forma), non sappiamo se con il significato di:"Dovete essere matti", "Non ce la farete mai" o con quello di sostegno/sprone.
Abbiamo visto una lucertolona (un metro circa piu' codone) che ci ha fatto capire a cosa si ispirano i disegni aborigeni: ha il mantello verde con dei pallini gialli bellissimi che sembrano dipinti. Ale ne ha poi vista un'altra che cammina su due zampe come il tirannosauro! E poi abbiamo visto le rane che si arrampicano sui muri per mangiare gli insetti! Sono verdissime e belle, paiono i sassi colorati a forma di rana che faceva la nonna di Gaia per passare le giornate piovose al mare.

Per due giorni, qualcosa si muoveva sotto la tenda, dalla parte di Gaia, ma tanto. Il giorno della partenza, levando la tenda abbiamo visto che era un vermone gigante, anzi dovremmo dire un invertebrato, che cercava di andarsene, ma non c'e' mai riuscito, povera bestiolina.
Lungo la strada, forse a causa delle forti piogge, continuiamo a vedere gigantesche vesce, grandi come souffle', quei funghi bianchi tondi che da noi si mangiano quando sono piccoletti e poi invecchiando esplodono.
Incontriamo finalmente un altro cicloturista, pedalante. E' ceco e si e' fatto l'altra parte dell'Australia. E' simpatico, ma sta andando nella direzione opposta alla nostra.

Feste
A Gladstone ci ritroviamo nel mezzo delle celebrazioni per l'anniversario della fondazione dello stato del Queensland (150anni). Ci dicono che se andiamo in stazione per le 12, arriva il treno storico a vapore che si puo' visistare e che ci sono salsicce gratis per tutti. Decidiamo di esserci, Gaia per l'evento storico, Ale per le salsicce.
Il treno e' spettacolare, con ancora le cuccette d'epoca. Girano ragazze in costume dell'800 e regalano delle borsine, ci facciamo avanti per averne una anche noi. La borsina, sponsorizzata da tal Santos (un misto brutto tra la Shell e la Monsanto ci par di capire), contiene il seguente kit: borraccia da bci, due palloncini da gonfiare manoninstazionepermotividisicurezza (??), un pacchetto di caramelle Santos (?) simil polo senza buco, battello galleggiante per bimbi in gomma, due penne dell'altro sponsor, un calendario, due tatuaggi dello sponsor, un braccialetto in gomma elastica dello sponsor e una visiera in plastica dura stile croupier, crema solare sempre "Santos" (?).
Decidiamo di chiederne un'altra, un po' per la crema solare, un po' perche' contagiati dalla febbre da fiera di paese...

Alpha
Poco prima di raggiungere Gladstone, vediamo il nostro primo cartello che indica Cairns: mancano poco piu' di 1100 km! Perche' farne cosi' pochi? Decidiamo percio' di fare una piccola deviazione verso l'interno, prendendo la Capricorn hwy, la route 66 australiana (siamo ormai arrivati al tropico del Capricorno e questa strada lo segue), destinazione: Alpha.

P.S.
Per motivi tecnici questa mail e' in ritardo e doveva essere spedita il 19 aprile. Oggi e' il 25 aprile la Festa di Liberazione dal nazifascismo e noi pedaliamo come fossimo in manifestazione con voi!
Qui e in Nuova Zelanda e' invece (le coincidenze...) l'ANZAC day, la festa nazionale delle forze armate che ricorda i caduti di tutte le guerre.

martedì 7 aprile 2009

Piove, governo sempre piu' ladro?

Siamo a Hervey Bay, Queensland, un altro stato. Un altro fuso orario! La pioggia l'ha fatta da padrona negli ultimi giorni, un po' l'abbiamo presa, un po' l'abbiamo vista, ma ne e' venuta tanta che molti posti sono stati evacuati e i telegiornali ne parlano da giorni (la stagione delle piogge dovrebbe essere finita con marzo, piu' o meno). Abbiamo persino investito in una cabin perche' in tenda c'eravamo solo noi e cinque cinesi. Non nella nostra tenda, per fortuna! La pioggia ha colpito soprattutto l'orrendamente distrutto tratto di costa che si chiama Gold coast, sara' la rivincita della natura?

Sappiamo che anche in Italia un forte terremoto ha fatto molti danni, ma la notizia ai tg locali e' stata brevissima. Oggi apprendiamo che ci sono anche dei morti. Immaginiamo ora il faccione berlusco che si aggira tra le macerie, dopo averlo visto abbracciare Obama!!! Riuscira' a propagandare ottimismo anche tra la popolazione colpita?

L'Australia che nessun vorrebbe vedere
Lasciata Byron Bay, procedendo verso nord, arriviamo a Tweed Heads: sembra di essere alla rotonda di Carugate o di Baranzate di Bollate. Tutto un centro commerciale e macchine, tante, in coda: e' sabato e si consuma il rito consumistico dell'acquisto compulsivo. Superati i centri commerciali, giriamo a sinistra e un cartello ci dice: "Welcome to Coolangatta": siamo approdati nel Queensland, tra un palazzone e uno shopping centre! Nessun altro segnale. Apprenderemo solo in seguito che e' cambiato anche il fuso!

La costa che seguiamo e' orribile e, nonostante l'hotel Rapallo, Gaia sostiene di essere a Borghetto S. Spirito. Si susseguono albergoni tra cui l'On the beach hotel, il Just on the beach motel e l'Almost on the beach. Noi pedaliamo il piu' velocemente possibile via da questa pseudo Miami/Las Vegas.

Ci fermiamo, nostro malgrado, a Southport perche' vogliamo rivedere l'australiano conosciuto in NZ che abita li'. Passeremo una bella serata tra australiani stile Woody Allen che si ritrovano una volta la settimana per suonare (sono piuttosto bravi) tamburi di ogni tipo e provenienza (ma non il didjeridoo), in una splendida casa nel parco nazionale di Lamington.
La reazione di questo australiano medio, che fa il podologo in provincia, alla notizia della chiusura della costa causa branchi di squali e' stata:"Ma quello era la settimana scorsa!"
Da Southport cercheremo di raggiungere Brisbane, ma risultera' impossibile perche' in questo tratto c'e' solo la motorway dove le bici non possono andare. Prenderemo il treno per ca. 60 km.

Brisbane
Meglio, molto meglio di Sydney, ma niente to write home about... stupenda invece la mostra:"The China project" alla locale modern art gallery, dovesse arrivare anche li' da quelle parti.

Entriamo anche nel museo della Town hall, stiamo per andarcene, allorche' veniamo fermati da un usciere. E' greco, ci tiene a farcelo sapere appena scopre che siamo italiani. Ci dice che la torre dell'orologio sta per chiudere e che dobbiamo affrettarci. Come Alice nel Paese delle meraviglie, entriamo nel vortice del "fa brutto dire di no" e ci affrettiamo su per l'ascensore, non sapendo bene perche'. Di sopra, la vista e' completamente impedita da una serie di mostruosamente alti edifici stile grattacielo e non si vede assolutamente nulla se non gli edifici stessi. Riscendiamo velocemente, ma appena usciamo per andare all'ascensore, un altro usciere donna ci dice:"Tra quattro minuti suonano le campane, potete vederle", sospingendoci nuovamente verso la torre. Fa brutto dire di no: rieccoci in cima alla torre per vedere i martelloni che battono sulle campane le tre. Finalmente, possiamo andarcene, certi di non urtare i sentimenti di nessuno...
Anche per uscire da Brisbane, un complicato sistema viario stile Polystil, ci costringe ad arrenderci nuovamente al treno che ci porta alle Glass House Mountains (ca. 50 km).

Brisbane encounters
In uno shopping mall, vediamo due cicloturisti, i primi fin'ora in Australia. Piu' anziani di noi. Li apostrofiamo cosi' sulla scala mobile:"Siamo anche noi cicloturisti!" (con un entusiasmo insensato). Non rispondono e non sorridono. Poi lei ci dice in un inglese stentato:"Siamo polacchi, non parliamo inglese". La conversazione ha termine.

Glass House Mts.
Questo posto, fuori dai circuiti turistici mainstream, e' davvero magico e abbiamo la fortuna di vederlo in una splendida giornata di sole. Trattasi di zona vulcanica pianeggiante da cui si elevano pero' una serie di cime (tra i 100 e i 500 m) dalle forme bizzarre che sono cio' che resta, dopo milioni di anni di erosione, dei coni vulcanici. La valle e' coperta di vegetazione e con lei tornano i pappagallini. Noi siamo saliti sul Ngungun dove abbiamo visto il raro glossy black cockatoo. Dalla cima, si ammira il paesaggio a perdita d'occhio. Dall'alto del look out' che raggiungiamo invece scalando con le bici, si possono vedere tutte le 6 cime legate tra loro da una leggenda aborigena che spiega anche la presenza di numerosi corsi d'acqua in una regione altrimenti arida.

Fauna
Ormai abbiamo una certa dimestichezza con i campeggi locali che sembrano tornare finalmente ad avere le cose a cui eravamo abituati in NZ (una cucina!). Possiamo quindi dire che sono posti strani, sempre pieni di gente anche nei posti dove meno te lo aspetteresti. Ma non ci sono quasi mai turisti europei o nordamericani. Ci sono turisti australiani con mega camper/caravan e soprattutto molte persone che ci abitano: famiglie, anziani e anche qualche persona, diciamo, liminare (possiamo citare tale Drifter che vendeva un'intera collezione di dvd di film di J. Wayne e aveva una casupola da foto, ornata di ogni tipo di nanetto/statuetta da giardino, dal basso all'alto, da destra a sinistra, da Gongolo a Lassie).

Probabilmente e' un'alternativa a basso costo all'abitare in un appartamento o forse ci sono molti lavoratori stagionali, chissa' se lo scopriremo strada facendo.
Gli unici altri campeggiatori con tenda fin'ora incontrati sono stati i succitati 5 cinesi, alloaggiati in tre tende, una delle quali, senza telone esterno, posta all'interno della veranda di quella piu' grossa. E non e' che lo spazio mancasse. Inavvertitamente, abbiamo utilizzato un loro straccio per pulire e la conversazione non e' mai decollata.

Abbiamo anche condiviso lo spazio con uno dei ragni velenosi che popolano questa terra, assomigliava ad una vedova nera ed e' rimasto per fortuna sul tubo della cabin dove stavamo. Era veramente spaventoso. Un serpente ha poi tagliato la strada ad Ale mentre camminavamo sul sentiero per andare in cima al monte. Non sappiamo di che tipo, ma siamo ormai decisamente nella zona serpentosa per eccellenza.

Australia zoo
Che dire? odiamo gli zoo, ma questo posto e' veramente un'altra cosa. E' stato pensato e realizzato, nella sua forma odierna, dal compianto Steve Irwin (sapete il tizio che amava coccodrilli e serpenti che si vedeva nei documentari fino a qualche tempo fa?) e a cui hanno anche dedicato una sezione della locale strada principale.
Ne parleremo diffusamente a chi e' interessato!

Itinerario continua
Un altro posto che, sebbene urbanizzato, ha conservato tutta una zona umida incredibilmente bella e selvaggia che e' parco nazionale e' Noosa Heads: spiagge e onde dei film tipo "Un mercoledi' da leoni" con in piu' un entroterra tutto da scoprire fatto di fiume e altri corsi d'acqua minori che si buttano nel mare. Un'incredibile varieta' di uccelli e di flora preservata. Sulla spiaggia, tantissime, innocue, medusine blu come ce n'erano anche in Liguria quando eravamo piccoli.

Passiamo anche per Pomona, dove si vanta l'unico cinema di film muti al mondo: proiettavano un film con R. Valentino e il primo King Kong!
La strada e' punteggiata di ranocchiette vive e morte, lunghe ca. un pollice, di farfalle multicolori, vive e morte. C'e' anche il primo ornitorinco che vediamo, purtroppo morto.

Le macchine della polizia di qui sono veramente zarre, come nemmeno negli anni '70 nei film. Veramente imbarazzanti, poi, le divise di molte categorie di lavoratori: shorts caki cosi' minichenemmenolemodelle indossati persino dai guidatori di bus!

Passiamo anche (esiste davvero!) il paese di Sleepy Hollow!!!
La hwy. adesso si chiama Bruce (come Springsteen) ed e' spesso cosi' stretta che ieri (pioveva a dirotto) siamo stati costretti a uscire piu' volte dalla carreggiata per evitare di farci stirare dai camion che a folle velocita' la percorrono. Venivamo letteralmente sommersi dall'acqua sollevata dalle loro enormi ruote.

Abbiamo passato anche il paese (Maryborough) del creatore di Mary Poppins, dove c'e' anche una statua in suo (di lei) onore.

Richieste
Lanciamo ora un appello: chi ci puo' dire che diavolo e' la canola? sia qui che in NZ il suo olio va per la maggiore (forse e' il frutto della palma?). Abbiamo deciso di provare una tipica bibita di qui a base di sarsaparilla (si', proprio quella che bevono i puffi!!! esiste!): e' orribile. Ma che cosa e'? sappiamo solo che trattasi di radice.
Non e' vero che facendo tanta attivita' fisica si puo' mangiare tanto. Quindi, come deciso democraticamente in equipe Ale (Ziliani), Pietro (Zanirato), Luca (Valentini) e Milto (Filos) iniziano da oggi una dieta che tolga loro la pancetta! Supervisionera' la tenuta del regime Chiara (Ratiglia) cosi' come condiviso.

Domani, se tutto va bene, andiamo su Fraser island che sembra essere l'ottava meraviglia del mondo. Vi sapremo dire. Le nostre bici restano qui: e' un'isola interamente di sabbia.

Buona Pasqua a credenti ed atei.

venerdì 27 marzo 2009

Subtropically

E' iniziato l'autunno, tra poco cambiera' anche l'ora. Siamo nella splendida Byron Bay, un paradiso, se non fosse per le frotte di turisti-surfisti-amantidellameditazionetrascendente-edonisti che affollano la citta' sarebbe ancor piu' bella, ma non ci si puo' lamentare...
Crediamo sia verosimile che la prossima mail vi giunga da un nuovo stato: il Queensland, dove lentamente ci dirigiamo, dopo gli ozi (un giorno e mezzo) byroniani.

Aggiornamenti bici

E insomma. Quel brutto senso di non star bene nella propria pelle causa fregatura sembra passato, ma nonostante il consulto con un ciclista di Port Macquerie che in 10 minuti ci ha sistemato il problema cambio e ci ha rassicurato complessivamente sul lavoro fatto, Gaia ha poi inavvertitamente fatto cadere la bici e sfasciato un piccolo pezzettino che e' un po' il tallone d'achille della sua Corratec. Per fortuna ce lo eravamo portati di ricambio...
Ale, pero', resta convinto che abbiano montato un pezzo usato alla bici di Gaia e quindi resta arrabbiato con Sydney...

Strade

Sono il nostro ambiente naturale, come per i pappagallini multicolore gli alberi con le bacche, quindi e' ovvio che ciclicamente se ne parli.
Abbiamo trovato altri lavori in corso!!! e' ovvio, e' finita la stagione delle piogge e rifanno il manto, pero' accidenti! l'altro giorno siamo dovuti passare a tutta velocita' a fianco di un camion che versava bitume bollente su una strada (sempre lei, la Pacific hwy) che da due giorni si era ridotta ad una stradina di campagna dove continuano pero' a transitare a folle velocita' camion e quant'altro! In un tratto dove la corsia bici era ridotta a mera linea bianca, abbiamo sentito un clacson e, grazie al ben sviluppato istinto di sopravvivenza, abbiamo deciso di buttarci a sinistra, nell'erba: era un truck oversize gigantesco!!! transitava come fosse sui binari, senza spostarsi minimamente verso il centro della carreggiata.
Sulle strade iniziamo a vedere anche i poveri canguri/wallabies morti causa traffico e anche alcuni serpenti di vario tipo (qui ce ne sono a mazzi!). Gaia non ha potuto fare a meno di schiacciarne uno (morto di fresco!) proprio in uno dei tratti dove non era possibile spostarsi, mentre un wallaby ha evitato solo all'ultimo l'impatto con la ruota di Ale (siamo troppo silenziosi, evidentemente...)!
Le forature sono fioccate, sempre causa manto stradale sconnesso e di enormi quantita' di vetri rotti, sia di bottiglia che di auto incidentate...un signore australiano ci ha consigliato di utilizzare un prodottino, tal Mr. Toughy. Gaia ha deciso subito di ribattezzare Ale proprio cosi': Mr. Toughy (da l'idea di un signore tignosetto, ma che sa il fatto suo, un lungagnone, Ale insomma!!)

Fiumi

Non ce lo aspettavamo: in questa zona, l'Australia e' coperta di corsi d'acqua impressionanti, ampi e lunghi. Ne abbiamo seguiti diversi, sia nella tappa che ci ha portato a South West Rock, che nelle successive per Mclean e Ballina (pronuncia con l'accento sulla prima A). Svariati placidi paesini si sviluppano sul Clarence river e sul Richmond, i paesaggi sono stupendi e ideali per fermarsi a riposare o ad ammirare cio' che ti circonda.
Forse perche' e' la stagione giusta, sono molto pieni, non sembra che questo sia un Paese che soffre di siccita'. Due paesini da ricordare su tutti: Ulmarra e lo stesso Mclean.

Nazioni

Essendo Paese di immigranti per eccellenza, l'Australia conserva sacche di orgoglio patrio.
Mclean, fondato da scozzesi, dove alcuni parlano ancora gaelico, e' un posto carino ed accogliente che raffigura su ogni palo della luce l'insegna di un clan. New Italy e' invece un posto un po' triste sulla hwy. insieme bar, museo e souvenir shop che potrebbe essere carino, ma che purtroppo e' soltanto kitch. Interessante invece la storia che ci sta dietro, un colossale raggiro ai danni di circa 200 poveri contadini veneti, molti dei quali morti in seguito alla decisione di seguire un avventuriero francese che prometteva un nuovo Eldorado.

Koala!!!

Li abbiamo visti!!! non in liberta', ma finalmente abbiamo visto i koala. A Port Macquerie c'e' un ospedale (un posto serio che ha bisogno anche di fondi, nel caso vogliate fare una piccola donazione) che si occupa di animali feriti dalle auto o ustionati a causa degli incendi, rimettendoli poi in liberta'. Abbiamo potuto anche accarezzarne uno e vedere una mamma con il piccolo gia' sulla schiena. Sono morbidi come pelouche!
Non lontano da qui, un altro centro ospita vari animali, tra cui alcuni canguri ormai abituati alle persone e che si fanno percio' avvicinare ed accarezzare! un tipo di canguro (forse un wallaroo) si e' rivelato inaspettatamente piu' morbido del koala, soffice come un coniglio d'angora.
Qui a Byron Bay, invece, abbiamo visto dal faro piu' a est della'Australia (!!!) i delfini in branchi surfare e anche due mante, molto diffuse in questa zona dove ci sono anche tartarughe marine e balene, quando e' stagione.

Slow travel

I pappagallini multicolore continuano ad essere la nostra costante gioia e meraviglia.
La bici ti costringe, alle volte, a cambiare itinerario o almeno i suoi tempi.
Lasciata Coffs Harbour, abbiamo deciso di uscire all'ultima baia raggiungibile prima di virare verso l'interno. Siamo percio' capitati quasi per caso a Corindi beach. Il posto era il loro regno: stormi interi solcavano costantemente il cielo. L'aria era colorata dal loro passaggio, il rumore del mare, vicinissimo, era coperto da quello del cippettare acuto di pappagallo. Sono scappati solo all'arrivo di un'aquila di mare.
Abbiamo deciso di piantare la tenda sul promontorio a strapiombo sulla baia, dove un piccolo campeggio divide lo spazio pubblico con un parco. Un signore ci ha detto che anche lui, capitato li' per caso, ci si e' poi trasferito nove anni prima.

Nuovi amici

Abbiamo iniziato a condividere lo spazio gia' angusto della nostra tenda con alcuni ragnetti della tipologia non-mortale. A loro sembra piacere passeggiare sulla zanzariera, sostarvici o infilarsi nelle zip delle borse delle bici. Per il momento, siamo tutti rispettosi dei rispettivi spazi, salvo la mattina (quando una vigorosa pacca di Mr. Toughy li allontana dall'occupazione abusiva).
Ma lo squatter piu' spavaldo si e' rivelata essere una ranocchia verde, di circa 10 cm. Allorche' Gaia (come ogni mattina prevede la prassi australiana antiragno-serpente) ha sbattuto le scarpe una contro l'altra, ne e' saltata fuori lei, lasciando tutta la suoletta leggermente "ranificata". Non contento, l'anfibio si e' poi rifugiato sotto la tenda in fase di smontaggio e poi sotto una borsa.
Un meraviglioso insetto a forma di foglia/chitarra orientale si e' poi mostrato per la prima volta, decidendo in seguito di passare la notte sulla nostra tenda, che e' un po' arca di Noe', evidentemente.
Nell'ostello di Anna Bay, abbiamo poi fatto conoscenza con un sessantunenne francese ("sonodiparigimamiamogliemihalasciatoesonostatocostrettoatrsferirmiinprovincia') che, nonostante giri l'Australia da tre mesi, somiglia tanto a Mr. Magoo ed inciampa continuamente, oltre a cucinare con il cappello anche di sera. La sera, quando eravamo gia' a letto, ha bussato perche' si era dimenticato la chiave dentro la stanza e ha poi svitato la lampadina non trovando l'interruttore. Appena ha saputo che eravamo italiani ci ha apostrofando con fare cameratesco con un improbabile "Tuttiquanti!". E' anche un sedicente rocciatore: ci andreste sull'Hymalaya con lui come capo cordata?

Branchi di squali

Al TG hanno mostrato le immagini, davvero impressionanti, di branchi di squali (branchidisquali!) che stanno infestando la famosa Golden Coast che le autorita' locali hanno dovuto "chiudere" (ai bagnanti, non agli squali!). Sembra che stiano seguendo la migrazione di certi pesci di loro gusto.

Cose di cui si puo' parlare, anche senza averle viste

L'albero piu' alto del New South Wales.

Come direbbe il francese:"Tuttiquanti"!!!